SALONE DEL LIBRO 2006
Ricordo di Elio Vittorini
A cura di Nino Argano Editore
Sono intervenuti Roberto Cerati, Raffaele Crovi e Guido Davico Bonino
Un emozionante, toccante ricordo di uno dei più grandi personaggi del giornalismo e della letteratura italiana, raccontato con affetto e nostalgia dai suoi amici e colleghi di sempre, che ne hanno tracciato un ritratto intenso, ironico, divertente e anche drammatico.
Vittorini è stato un personaggio particolare, eclettico, in continua evoluzione, ben descritto dall'amico Davico Bonino come un uomo di enorme apertura mentale, curioso, con la volontà di allargare sempre di più i suo orizzonti culturali, con una intensa passione per la scienza, per la meccanica e per le corse in auto. Un uomo intelligente e affascinante, molto amato e ammirato dalle donne non solo per il suo spessore intellettuale ma anche per la sua avvenenza fisica, “Che ci scatenava sempre una certa dose di bonaria invidia”sottolinea lo stesso Davico Bonino ridendo “perché ovunque andavamo, in qualsiasi occasione, Elio era sempre circondato da nugoli di donne che spasimavano per lui come si sarebbe fatto per un divo del cinema!”.
Un personaggio completo e complesso, mosso in tutto ciò che faceva di una profonda inquietudine di fondo che lo spingeva a cercare sempre di superare i propri limiti.
Tra le sue opere ricordiamo Piccola Borghesia, Garofano Rosso, Conversazione in Sicilia, Le donne di Messina, Erica e i suoi fratelli. Due importanti opere postume che lo riguardano sono Le città del mondo e Le due Tensioni.
Tutti titoli che già ben descrivono un uomo in movimento, non solo fisico ma interiore, un personaggio che attraversò il fascismo mantenendo fieramente salde le sue idee e consociando spesso la censura per i suoi ideali ma che nel contempo non esitò a scostarsi dal suo PCI, descrivendo bene le ragioni del distacco suo e di molti altri intellettuali dal partito comunista in un articolo che fece epoca uscito sulla Stampa nel 1951 col titolo “Le vie degli ex comunisti”.
Solo la grave malattia che lo colpì negli ultimi anni di vita poté arrestare il fiume in piena Vittorini, che negli anni sessanta era diventato consulente dell'Einaudi.
Davico Bonino e gli altri ricordano commossi come l'uomo non volesse arrendersi davanti all'evidenza della fine imminente e continuasse a manifestare la sua intensa voglia di vivere e correre, anche in auto.
“Mi ricorderò sempre una delle prime cose che mi disse Elio a proposito della sua malattia” ricorda emozionato Davico Bonino. “Ciò che gli pesava di più non era tanto il dolore fisico quanto l'impedimento a muoversi autonomamente in auto, poiché lui era un gran corridore. Gli dava una noia tremenda dover prendere il treno per spostarsi e lo gettava in una profonda depressione. Gli mancavano le corse in auto! Allora io, capendo il suo patimento, mi offrii di andarlo a prendere tutti i mercoledì e portarlo al lavoro io, con la mia auto, proprio io che ho sempre odiato a morte mettermi alla guida! Ma lo feci per il grande affetto che provavo per lui e non lo rimpiango, perché gli detti sicuramente una grande gioia. E lui la meritava in pieno”
Il grande Elio Vittorini morì in fine a Milano, nel 1966.