SALONE DEL LIBRO 2006
Scrivere il Viaggio
Chaiers, Guide e reportage dal Grand Tour a Oggi.
A cura del Touring Club Italiano.
Sono intervenuti: Fabrizio Ardito, Cristiana Baietta, Ludina Barzini, Luca Clerici, Philippe Gloaguen, moderati da Corrado Augias.
Come non nominare Salgari, torinese illustre e massimo rappresentante della letteratura “d'avventura”, nel contesto di questa fiera del Libro tutta dedicata al viaggio e alla scoperta?
Lo fanno tutti, i relatori di questo affascinante dibattito sulla “descrizione del viaggio”, che giornalistica e letteraria, turistica o dal fronte che sia, mantiene sempre inalterato il suo fascino e la sua capacità d'attrazione sul pubblico. Luca Clerici cita un commento di Ernesto Ferrero, “l'avventura è mossa dalla curiosità” e ancora “il lettore è qualcuno che non si accontenta, che vuole saperne di più, vuole vivere mondi alternativi”.
E ancora sottolinea Clerici “Non è vero che da ragazzi si legge Salgari saltando le descrizioni, perché saltandole, Sandokan da 200 pagine diventerebbe un libretto da 60 pagine. Questo perché il romanzo d'avventura ha una connessione fondamentale e imprescindibile con la descrizione. Quella volontà di sapere che è del viaggiatore, dell'avventuriero, dell'esploratore, del lettore di letteratura d'avventura e di letteratura di viaggio”.
Ludina Barzini, figlia e nipote d'arte di grandi descrittori di viaggio e di uomini, fa parte di una famiglia che dal 1898 pratica , come dice lei stessa “il tanto amato e odiato mestiere del giornalista” e fa fatica a non raccontare il passato della sua Famiglia Barzini, ecco perché ci ripropone quel “Da Pechino a Parigi” che rese noto suo nonno nel 1908, moderno e sconvolgente nella scrittura, capace di raccontare ciò che vedeva in un modo così descrittivo da rendere il lettore immerso in quella realtà, tanto da vedere i colori e sentire i profumi di ciò che non poteva essere visto diversamente non esistendo all'epoca il supporto fotografico e mediatico di oggi.
“Il viaggiare è stata una passione di molti per secoli” ci spiega Barzini “c'è tutta una letteratura di viaggi in Italia che spesso erano collegati alla curiosità artistica, per esempio i pittori danesi che scoprivano la luce italiana e la enfatizzavano fino all'esagerazione nelle loro descrizioni perché era qualcosa che non conoscevano con quella intensità. Il viaggiare, il descrivere l'andare in un altro paese è una cosa che è stata fatta per secoli ed è sempre un avventura, perché chi si trova per la prima volta a gustarsi una qualsiasi realtà diversa dal normale vive comunque un'avventura e una scoperta.”
“Descrivere e raccontare i viaggi è un arte” continua la Barzini “e secondo me gli scrittori di guide sono anche loro artisti perché ci aiutano a capire come muoverci, cosa fare quando ci muoviamo.
Descrivere il viaggio è un arte difficilissima e bisogna avere un grande talento descrittivo, Salgari per esempio non è mai stato nei luoghi che ci ha raccontato ma l'ha fatto egregiamente usando e stimolando l'immaginazione.”
Fabrizio Ardito invece ci racconta il suo racconto da “pellegrino laico” a Santiago.
“Premetto che io sono partito laico e sono tornato laico, non m'è successo nulla di sconvolgente se non una terrificante infiammazione al tendine che ricordo ancora bene. Io amo viaggiare e faccio questo mestiere per viaggiare e scoprire i posti che mi interessano e anche perché amo raccontarli.
Ero affascinato dal cammino di Santiago perché per secoli un mondo intero c'è passato e tutto è accaduto” prosegue Ardito “ero incuriosito dall'aspetto storico e sociologico, per capire “chi” fa questo percorso. Ero entusiasmato dall'aspetto umano. Quando sono arrivato all'arcivescovado di Santiago, il monsignore che tiene tutte le statistiche del cammino mi ha ricevuto e alla mia parola “pellegrini” si è messo a ridere spiegandomi che quelli veri prendono il pullman, fanno Lourdes, Santiago, Fatima e a parte qualche raro caso fortuito non vanno mai a piedi. Quelli che fanno il cammino di Santiago sono delle persone che stanno pellegrinando più per qualcosa di loro che per qualcosa di rituale. Detto dalla massima autorità religiosa, ha fatto un certo effetto e mi ha confermato l'impressione che già avevo”.
Conclude Augias con un'analisi arguta e amara al tempo stesso:
“ Non è cos' facile, viaggiare, vedere, conoscere. E' più facile che da un viaggio si torni avendo visto soltanto delle figurine, se questo fosse il risultato, tanto varrebbe rimanere a casa propria e guardarsi quelle stesse cose nei libri o alla televisione. Leopardi ci spiega: - Per l'uomo sensibili e immaginoso che viva come io sono vissuto gran tempo, sentendo di continuo e immaginando le cose e gli oggetti sono in certo modo doppie, con gli occhi, una campagna, con gli orecchi un suono di campana, nello stesso tempo con l'immaginazione egli vedrà un'altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obbietti sta il bello e il piacevole delle cose-
“leopardi ce l'aveva molto con l'immaginazione” sottolinea Augias “se voi ricordate quel poemetto che tutti abbiamo studiato a scuola intitolato “L'infinito”, lui dice che saliva sulla cima dell'ermo colle e si metteva accanto a una siepe e sedendo e mirando interinati spazi al dila da quella…mi fingo. Ecco che ritorna l'immaginazione! Noi non dobbiamo, viaggiando, vedere solo quello che vedono gli occhi, ma capire ciò che vediamo e perchè sta li, solo così il viaggio vale la candela dei disagi che si incontrano.
L'immaginazione ci aiuta ad andare oltre le informazioni che abbiamo e costruire intororno al dato, alla notizia, una costellazione di informazioni. E' l'immaginazione!"