SALONE DEL LIBRO 2005
Dibattiti:
- faccia a faccia tra Massimo Gramellini e Corinne Maier su "Buongiorno pigrizia".
Presentazioni:
- intervista a Maurizio Cucchi che ci presenta l'antologia di giovani poeti italiani.
Interviste:
- incontro con Stefano Zecchi.
- intervista con Elido Fazi, Fazi Editore.
Durante l’incontro “Sognare un Futuro è possibile?”,
al Salone del libro di Torino, abbiamo incontrato il professore
d’estetica Stefano Zecchi, nonché assessore alla cultura
del comune di Milano e noto intellettuale televisivo che spesso
ha criticato, dall’interno, la scarsa qualità della
televisione italiana e dei messaggi che trasmette al suo pubblico.
Autore di una profonda e intelligente analisi su questo tema
delicato, “L’uomo è quello che guarda”, Zecchi ha risposto
ad alcune nostre domande prima di intervenire nel dibattito
che vedeva protagonisti, tra gli altri, il filosofo Marcello
Veneziani, il senatore Franco Debenedetti e il giornalista
Alain Elkann.
D) Se come giustamente ci fa notare lei, l’uomo è
ciò che guarda, che uomini saranno domani i giovani
che guardano questa televisione di oggi?
R) Ma vede, i giovani dovrebbero essere tutelati da questa
televisione, difesi da una televisione che consente a loro
di passare del tempo perché a conti fatti sappiamo
tutti che, bene o male che sia, è la baby sitter
più gettonata di tutti. Perciò una televisione
di stato, in buona parte pagata da noi, deve avere questo
compito di attenzione alla comunicazione con i ragazzi,
programmi mirati per i giovani e non altro, questo secondo
me è fondamentale.
Seconda cosa, se devo parlare per me, per diventare guardando,
con ciò che viene loro proposto, non possono che
cogliere un mondo fatto dell’effimero più effimero.
D) Ritiene che la figura degli intellettuali in televisione
sia un ruolo fondamentale per fare da campanello d’allarme
interno della scarsa qualità di ciò che viene
proposto?
R) Si, certo. Credo che l’errore peggiore che si possa
fare sia quello di credere di poter lasciare la televisione
da un lato e la cultura alta, illustre dall’altro. Questo
è uno snobbismo culturale che io non solo non approvo,
ma detesto. Le figure intellettuali dovrebbero esercitare
anche dentro la televisione una figura di controllo e poter
arrivare ad una effettiva migliore qualità del mezzo
.
Uno non può partire dal presupposto che la televisione
sia da buttare, perché a quel punto li finirebbe
con l’essere buttata una delle forme di maggiore attenzione
e controllo della nostra vita democratica.
D) Quindi è d’accordo con me che sia pericoloso
affidare la cultura solo a canali tematici prescindendo
completamente dalla televisione di stato?
R) Nel modo più assoluto, anche perché poi
i canali tematici non sono ancora completamente entrati
nel nostro modo di sentire e vedere la televisione, potrà
esserlo in un tempo futuro ma non lo è ancora adesso.