SALONE DEL LIBRO 2005
Dibattiti:
- faccia a faccia tra Massimo Gramellini e Corinne Maier su "Buongiorno pigrizia".
Presentazioni:
- intervista a Maurizio Cucchi che ci presenta l'antologia di giovani poeti italiani.
Interviste:
- incontro con Stefano Zecchi.
- intervista con Elido Fazi, Fazi Editore.
Al Salone del libro di Torino abbiamo incontrato il popolare
editore romano Elido Fazi, che ci ha raccontato il suo percorso
da giornalista economista e scrittore che è culminato
con la decisione, ormai undici anni fa, di far nascere una
casa editrice particolarmente attenta ai nuovi talenti.
Da un paio d’anni infatti, la Fazi Editore si è organizzata
in modo da poter ricevere cospicue quantità di lavori
inediti e attraverso uno screening accurato, arrivare alla
pubblicazione di numerosi nuovi giovani autori.
Ci ha confidato in anteprima la prevista uscita entro il
prossimo anno di una decina di libri di scrittori assolutamente
sconosciuti ma di grande talento scoperti proprio dal loro
attento e scrupoloso lavoro di ricerca, il che apre uno
spiraglio di speranza a chi troppo spesso trova nel mondo
dell’editoria solo porte chiuse.
D) Com’è nata questa particolare attenzione
ai giovani e sconosciuti autori che difficilmente trovano
spazi in cui inserirsi nell’editoria italiana?
R) Abbiamo incominciato negli ultimi quattro anni a investire
molto nello screening di nuovi testi perché ci siamo
resi conto che ci sono troppe cose belle che passano inosservate.
Anche se devo ammettere che molte delle scoperte più
interessanti devono ancora uscire, giovani autori veramente
di grande qualità. Incominceranno ad uscire a luglio,
poi in autunno fino all’inizio dell’anno prossimo. Secondo
noi ci sono delle novità, voci nuove davvero molto
interessanti da seguire con attenzione.
D) E’ assolutamente confortante già solo il
capire che c’è qualcuno che legge tutto ciò
che viene mandato, attraverso una paziente e logica selezione…
R) Si ma noi ci siamo organizzati molto bene, prima di
tutto con una ragazza interna della casa editrice che poi
passa le cose al nostro editor e infine la selezione arriva
fino a noi. Abbiamo una bella squadra che lavora allo scopo
di scoprire giovani autori di talento.
D) Il messaggio che possiamo mandare?
R) Mandare, mandare, mandare. Certo ne arrivano tanti
ma noi assicuriamo di leggerli tutti, considerando che nei
prossimi 12 mesi faremo circa 10 nuovi esordienti mi pare
una buona media.
Sono autori molto diversi fra di loro ma tutti di grande
qualità. Io ho l’impressione che ci sia una nuova
ondata di scrittori che fa sperare in bene…
D) Come è nata la scintilla che le ha fatto
compiere i grande passo di gettarsi nell’editoria? E’ un
percorso pur sempre impegnativo e non privo di rischi…
R) Ormai sono 10 anni che siamo sul campo anche se devo
ammettere che l’idea è nata quasi per gioco, in qualche
misura marginale. Ci siamo detti, vediamo se riusciamo a
combinare qualcosa di furbo poi, man mano che siamo andati
avanti ci siamo resi conto che lo spazio per noi c’era.
E’ chiaro poi che dal progetto e dalle idee iniziali è
cambiato tutto. Sia io che Simone (socio di Fazi) eravamo
digiuni dell’editoria quando abbiamo iniziato e abbiamo
incominciato a capire da soli e a nostre spese cosa si doveva
fare. Ma ci abbiamo visto giusto, perché c’era da
una parte una vitalità romana che era notevole e
che mancava, davvero non riuscivamo a capire perché
per fare l’editore bisognava per forza andare a Milano.
Non si poteva creare qualcosa di valido anche a Roma? In
effetti c’era pochissima gente in grado di lavorare nell’editoria
nella capitale ma noi abbiamo avuto una serie di intuizioni
che col tempo sono state premiate.
D) Quali sono state le sue letture di formazioni e
quali consigli darebbe ai nostri giovani lettori?
R) Io vengo da un percorso da economista, quindi per un
periodo ho letto tantissima saggistica prettamente marxiana
e nei romanzi, i classici russi e gli inglesi.
Da quando ho iniziato a fare l’editore seguo di volta in
volta gli interessi del momento, anche se ammetto di essere
un patito della letteratura inglese. Più ancora della
narrativa, la poesia, che amo particolarmente. Presto pubblicherò
un mio lavoro, un romanzo che racconta un mese della vita
di Keates. Gli autori che più amo e meglio conosco
sono questi, gli autori inglesi dell’ottocento.
Un unico libro che mi sentirei di consigliare su tutti anche
se è molto radicale, ma che esprime le stesse cose
che si possono trovare nelle intuizioni di Magris e Massimo
Nava e anche in autori di destra, è il libro di Giulietto
Chiesa che esce adesso. Un libro lucido, bello e interessante:
“Cronache Marxiane”…un titolo che è tutto un programma
ma che fa considerazioni che stranamente ritrovo sulla natura
antiamericana, di destra, di centro ma al contempo vicino
anche a riflessioni fatte da Massimo Fini o Tardini. Mi
sorprende che su alcuni temi tutti quanti dicano e stesse
cose, forse la realtà è che pur trovandosi
su punti estremi e opposti, tutte le persone intelligenti
dicano le stesse cose.
D) Pensa che la televisione dia nella sua programmazione
il dovuto spazio alla cultura e alla letteratura?
R) Assolutamente no, purtroppo. Ci sarebbe modo e modo
di fare cultura nei programmi televisivi, perché
anche quelli che c’erano non erano un gran chè. E’
tutto un problema di audience, purtroppo, anche se su certi
temi bisognerebbe andare oltre indice d’ascolto e ricordarsi
che la televisione è anche un servizio sociale!