Marcello Veneziani
“Io vi dico subito che un consigliere della Rai, che vola con l’Alitalia e viene a presentare il libro è come un ferito, che pretende di curare un altro ferito, praticandogli un’altra ferita. Fatta questa premessa drammatica per sdrammatizzare la situazione dico subito che ho molto gradito e seguito con grande attenzione questo libro( RicordeRai), perché è lo specchio di una nazione.
E’ un libro non solo dedicato ai cinquant’anni della principale azienda televisiva italiana, è il ritratto soprattutto dei cinquant’anni della storia della nostra nazione.
E’ dedicato al tempo libero, alla sensibilità, alla mentalità del nostro paese e perciò è una sorta di fotografia dell’io collettivo italiano, con i suoi tabù, le sue distrazioni, le sue caratteristiche.
Credo che questo libro sia un segnale di auto consapevolezza, di comprensione di quello che è stato il nostro passato.
In fondo la Rai ha svolto in questi decenni un ruolo di supplenza dell’identità collettiva, è stata quella che il sociologo Edgard Moren chiama la matria, equivalente della patria in versione femminile, non solo in quanto mamma rai come spesso si definisce, perché ha aiutato gli italiani a parlare l’italiano; la Rai ha concepito la modernità dei nostri decenni un ritratto collettivo che ha consentito di avere un’immagine complessiva del nostro paese ed è quindi servita in qualche modo a rappresentare una forma di identità politica.
Questo è uno dei meriti della Rai.
Io ho un piacere in più a presentare questo libro perché la Rai ha cinquant’anni, io sono nato dopo la nascita della Rai perciò ha un ruolo consolatorio e incoraggiante perché mi consente di sentirmi giovane rispetto ad essa. Io sono arrivato alla televisione molto tardi, perché ero in provincia, ero nel Sud, ero in una famiglia di lettori forti e miopi, ho avuto tante ragioni per non avvicinarmi presto alla tv. Io ho vissuto la preistoria della televisione italiana con un certo ritardo, sono andato in differita come si suol dire, come spesso capita a chi è in provincia, chi è al sud ma ho potuto lo stesso gustare le contraddizioni delle adunate collettive difronte alla televisione ma anche i primi effetti magici della televisione.
C’era gente che considerava la tv un mezzo reversibile e quindi veniva vestita a festa credendo di essere vista a sua volta, ricordo anche due mie vecchie zie che guardavano non la televisione ma il televisore, avrebbero guardato anche il frigorifero se fosse stato detto loro che quello era da guardare. Guardavano la scatola, il contenitore e se c’era l’intervallo con le pecorelle o Lascia o Raddoppia per loro non faceva alcuna differenza!
La rai deve continuare ad essere una azienda culturale italiana e non romana o padana e come tale deve valorizzare tutte le sue sedi, tutti quei luoghi che hanno avuto un ruolo importante nella sua storia, quindi mi auguro che la Rai in futuro possa avvalersi del supporto non solo tecnici e logistici ma anche della creatività, dello sforzo e dell’impegno della Rai dalla Sicilia a Milano.
Oggi, questo libro ci offre l’occasione di fare una piccola autobiografia della nazione, del suo clima e riprendere il suo ruolo principale di massima azienda culturale italiana, lasciando da parte atteggiamenti di carattere elitario e riscoprire la cultura popolare ricominciando a gestire il suo ruolo primario di servizio pubblico, cercando di non inseguire unicamente la via commerciale.
Questi sono i progetti di un’azienda futura, mi auguro che questo libro sia un’occasione prussiana e non prostatica e si avvii uno sviluppo della Rai coerente, con la sua identità, le sue coerenze e con tutti quei personaggi che animano la bella copertina del libro di Scaramucci e Ferretti.
INTERVENTI:
PIERO ANGELA
ALDO GRASSO
MAURIZIO COSTANZO