|Marcello Veneziani|


Marcello Veneziani ci presenta la sua ultima, intensa opera letteraria, la Sposa Invisibile, di Fazi editore. Si tratta di un'affascinante viaggio fisico e metafisico tra donne effimere e carnali, icone della letteratura e compagne di viaggio, per giungere alla conclusione che, per usare parole dell'autore, si può amare in modo assoluto e indelebile solo la Sposa Invisibile.



1°) Dopo anni dedicati alla saggistica politica, storica a filosofica, sei approdato a un genere decisamente più intimista e introspettivo, di cui ci avevi dato qualche anticipo in Vita Natural Durante e Nel segreto del Viandante. Fa parte di un percorso interiore che si ripercuoterà anche nei futuri lavori o è un episodio estemporaneo?

Non sarà un episodio estemporaneo, anzi penso che sia questo il vero percorso o comunque la via principale che intendo seguire. Non escludo certo di tornare sulla saggistica, anzi ho in cantiere la ristampa in economica e in edizione ampliata di un mio saggio da Laterza, Comunitari o liberal, ed un saggio per Mondatori che uscirà in autunno. Ma quella linea letterario filosofica continuerà. Magari tenterò di ibridare i generi, di superare questa schizofrenia…

2°) In quest'opera non esiti a mettere a nudo la tua vita privata, il tuo vivere quotidiano presente e passato, i tuoi sentimenti e tormenti più nascosti. Credi che un vero filosofo debba sempre vivere, e a volte anche sbagliare, alla luce del sole?

Di solito si scrivono libri all'apparenza impersonali ma si parla di se stessi. Io ho cercato di fare l'inverso: usare alcune esperienze di vita, usare perfino tracce di autobiografia per parlare di temi generali, che riguardano sia un'autobiografia collettiva, generazionale o epocale, sia temi filosofici calati però ad altezza d'uomo. In altri termini l'autobiografia è l'alibi, è l'unico modo per parlare di cose universali attraverso la postazione particolare. E non ho difficoltà a vivere il più possibile alla luce del sole. 

3°)Nella Sposa Invisibile appaiono non solo donne che hanno fatto parte della tua vita ma anche meravigliose figure femminili della letteratura come Maria Zambrano, Simone Weil, Cristina Campo e molte altre...quale di tutte le icone da te riportate ha maggiormente influenzato il tuo pensiero e il tuo sentire?

 Le tre citate hanno contato moltissimo sulla mia formazione personale, filosofica e spirituale. Soprattutto la Campo e la Weil. E poi con la Zambrano, anche la Arendt e la Yourcenar. Se dovessi enucleare il novecento, il secolo in cui siamo nati, direi che il pensiero forte è stato soprattutto femminile…

4°) Leggendo attentamente tra le righe di quest'opera poetica e intensa, si focalizzano due grandi Spose Invisibili, due vere Mater assolute dell'auore che le ha scritte. La "Filosofia" in quanto madre di pensiero e influenza di vita e la mater carnale, colei che ti ha generato e alla quale tu rechi un rispetto e un amore che trasudano palesemente dalle tue pagine...E' forse questo legame viscerale e fedele a queste due Spose invisibili che ha reso così confllttuale e sommessamente tormentato il tuo rapporto con l'universo femminile?

Non lo escludo, ma direi soprattutto la filosofia. Con mia madre ho avuto un rapporto bellissimo, mai conflittuale ma nemmeno mammista, nel senso che tutte le mie scelte di fondo le ho fatte indipendentemente da lei: non amava il mio impegno politico da ragazzo, non amava la mia scelta di lasciare la casa e il apese natio, non amava la donna che sposai (e qui aveva ragione). Non me lo ha mai detto, ma si capiva…Ciononostante ho nutrito una venerazione per mia madre e mio padre, e credo di essere stato un buon figlio. Nel rapporto con le donne ha contato molto la Sposa invisibile, e la filosofia…

5°) Le tue pagine dimostrano una rara capacità di descrizione, ironica e poetica al tempo stesso, talvolta caustica e altresì lirica, di descrivere l'universo femminile e le laceranti emozioni ad esso legato. Quanto contano le donne, come muse e come compagne di viaggio, nella vita di Marcello Veneziani?

Sono uno dei massimi inesperti dell'universo femminile, e per questo forse ho scritto il libro. Con la curiosità e l'ingenuità di un bambino e quindi di un filosofo che si meraviglia della differenza femminile e non la coglie se non attraverso lo stupore. Poi, confesso nel libro, credo poco all'amore, e credo platonicamente che l'amore terreno per una donna sia un acconto e una postazione per salire ad amori più essenziali e incorporei. Credo molto, invece, all'importanza di trovare adeguate compagne di viaggio, anche se ne ho incontrate più sulla carta che nella vita e nel corpo. Forse sono stato sfortunato negli incontri, ma a volte mi dico che l'impresa non è finita, la vita non è conclusa come a volte mi capita di pensare, è ancora possibile…