|Marcello Veneziani|


Marcello Veneziani- 14/10/2004


Il 14 ottobre si è tenuta, presso L'unione Industriale di Torino, la presentazione dell'interessante ultimo saggio di Marcello Veneziani, “I vinti”, edito dalla Mondadori. L'evento, fortemente voluto dal Circolo 3 di AN, moderato da Gianluca Vignale e sponsorizzato dalla Hasta Edizioni, neonata casa editrice artigiana, ha dato l'opportunità a stampa e pubblico di accendere un'affascinante discussione con il consigliere Rai.

Veneziani ci ha illustrato i contenuti di questo elogio dei Vinti della globalizzazione, attraversando mondi e categorie apparentemente distanti tra loro come quello dei cattolici (presentando Giovanni Paolo II come un perdente di successo), islamici e dei meridionali, fascisti e comunisti, conservatori e rivoluzionari e includendo tra gli sconfitti addirittura gli eroi, “cavalieri della cause perse”che oggi non servono più a nulla e passano quasi inosservati. Rivisita tutta la cultura del secolo appena concluso, attraverso soprattutto i protagonisti che si sono sottratti al culto dei vincenti, uno su tutti, Che Guevara.

Quella del saggista e filosofo è un'opera che celebra in modo trasversale tutti coloro che scontano o hanno scontato in passato la pena di aver pagato le proprie scelte sulla propria pelle e ci regala un altro spaccato del suo sguardo critico sul cinismo trionfante della civiltà moderna.



D) Non hai mai fatto mistero, anche in passato, di nutrire una forte simpatia e identificazione con i vinti, come mai però sei approdato così tardi ad un loro elogio scritto ufficiale e definitivo, curiosamente proprio ora che in qualche misura ti trovi dalla parte dei vincitori?

R) Non c’è una ragione particolare per cui io sia arrivato solo ora a scrivere questo libro, anche perché io non mi sento così parte in causa della cosiddetta categoria dei vincenti attuali. E poi è ancora più stimolante fare questo tipo di considerazioni in controtendenza, soprattutto dal tipo di posizione in cui mi trovo ora; proprio perché quel mondo io l’ho attraversato parlo con cognizione di causa.
Ritengo la posizione dei vinti più nobile, tanto che, quando il mio libro “La cultura della destra” ebbe un enorme successo commerciale e arrivò tra i primi posti nelle classifiche delle vendite, subito mi chiesi: “Dove ho sbagliato?”.
Poi in questo momento sono interessato a scrivere cose con una maggiore attenzione a questioni letterarie che politico-culturali.

D) Processo all’occidente, La sconfitta delle idee e ora i Vinti, alcuni dei tuoi titoli più famosi.
C’è un ombra di critico pessimismo nel tuo sguardo alla società in cui viviamo?

R) No, non direi che il mio sia uno sguardo pessimista, piuttosto lo definirei polemico e polemista e questo fa parte del mio aspetto fortemente antagonistico. Io ho un forte senso critico. Anche se non posso negare un fondo di pessimismo nel mio valutare oggettivamente le cose e le situazioni.

D) In alcune delle pagine più interessanti del tuo libro distingui due principali gruppi sociali, i fanatici e i nichilisti e collochi i vinti in una posizione in qualche misura da spettatori della loro alternanza.
Ritieni che la società in cui viviamo noi italiani sia fortemente nichilista?

R) Si, assolutamente! Ritengo che lo scenario attuale sia fortemente permeato di nichilismo, per meglio dire un cinismo diffuso che è termometro di un totale disincanto. Oggi la gente è completamente distaccata e indifferente a ciò che le accade intorno, semplicemente ci si vive addosso.
Una volta gli ideali erano tali che a volte trascendevano in fedi ideologiche anche intolleranti. Ora non è più così e questo vale per tutti. Ho scritto da poco un articolo su Libero, spiegando che oggigiorno l’unico Dio che viene riconosciuto inizia con la K ed è “Kazzi miei”. Triste a dirsi, ma è così.

D) Non ritieni sia riduttivo o semplicistico dividere la società in due fazioni, i vincitori e i vinti?
Non c’è tutto un mondo di mezzo, che troppo spesso tendiamo a dimenticare, fatto di lievi sfumature, di coloro che non vincono e non perdono perché alle battaglie preferiscono il confronto civile?

R) L’idea che ho avuto io di dividere la società in due categorie attraversabili, i vincitori e i vinti, è che rappresentano in qualche misura le categorie prevalenti ed è sulla loro alternanza che si giostra per lo più la società stessa.
Fermo restando che non si può effettivamente generalizzare, le partite a volte si pareggiano, esistono le sfumature anche se sicuramente sono quelle che fanno meno clamore.