D)
Lei si è definito tradizionalista
e rivoluzionario al tempo stesso.Ciò rimanderebbe alla
Konservative revolution,a Junger, Heidegger, Spengler.
Vuole spiegarci che cosa significa per lei vivere una simile
contraddizione in termini?
R) Io credo che non sia una contraddizione avere da una
parte la passione per la tradizione e dall’altra un maggior
impegno per il cambiamento.
Credo che oggi la tradizione , un po’ eclissata nelle menti
ma soprattutto nelle realtà sociali, diventi la vera
trasgressione.
Proprio attraverso la tradizione noi possiamo rinnovare
molti linguaggi e retaggi .
Conciliare tradizione e cambiamento( non parlerei di rivoluzione
che forse è un termine troppo forte e improprio per
il clima sonnolento della nostra epoca) può essere
rivoluzionario e conservatore come dicevo un tempo:cercare
di attraversare le contraddizione della modernità
,cercare di assumersi le responsabilità di un mondo
che è crollato ,situazioni che sono cambiate ,linguaggi
che non sono più quelli di prima.
D’altra parte bisogna cercare motivi di fedeltà e
continuità. Io parlo di fedeltà creatrice
facendo riferimento a Gabriel Marcel .Fedeltà creatrice
vuol dire proprio questo: essere fedeli al nucleo dei valori,
ma al tempo stesso saper creare situazioni, linguaggi e
forme di espressioni nuove.
D) De Benoist ,da lei spesso citato
è seccato dall’essere identificato come un rappresentante
della Nouvelle Droite nel momento in cui si dà esclusivamente
risonanza politica e non culturale e filosofica al pensiero
di destra.
Cosa ne pensa Lei,in cosa si differenzia sostanzialmente
la nuova destra da quella antica e ha un senso fare distinzioni
del genere?
R) Io capisco la sua inquietudine ed insoddisfazione per
le etichette che in buona parte condivido.
L’unica obiezione che io rivolgo a lui è che le vecchie
categorie di destra e sinistra corredate da questo riferimento
alla nuova destra, sono sicuramente superate, sono scatole
spesso vuote o scarpe vecchie. A volte però la mancanza
di definizioni crea più problemi della presenza residuale
di vecchie definizioni .Con tutti i limiti che ciò
comporta, forse è meglio avere ancora qualche orizzonte
topografico di nuova destra o di sinistra, piuttosto che
votarsi a un labile e totale onnicentrismo dove tutto è
possibile dappertutto.
Sentendo parlare di “ nuova cultura”, in opposizione a “nuova
destra” mi trovavo di fronte a un concetto totalmente vuoto.
Cultura che cos’è? Può esse rappresentata
dalle TV locali, dai computer o quant’altro, quindi bisogna
per forza dare un contenuto, un riferimento se pur labile
di questi contenuti.
Penso sia necessario utilizzare queste espressioni, con
tutti i limiti e le insufficienze che esse chiamano.
D) In diversi suoi scritti e in riflessioni di Riesman
e persino di Alberoni viene fuori un’inquietante scenario,che
fa un parallelo tra il nostro tempo e il terzo secolo dopo
Cristo,una realtà in cui scompare l’uomo autodiretto
per lasciare il posto a quello eterodiretto.E’ una lotta
di tutti contro tutti,nel decadimento dei valori,degli stati,dei
costumi e delle religioni,nel trionfo del totale edonismo.Stiamo
davvero assistendo ad un ricorso storico?
R) Ci sono molte analogie, d’altra parte già Spengler
le sottolineava, soprattutto relativamente alla scoperta
di nuove religiosità eccentriche (ad esempio New
Age) . Credo sia uno dei tratti dominanti del terzo secolo
dopo Cristo, e anche un po’ del nostro tempo. Le analogie
non implicano ripetizioni, implicano somiglianze. A tale
proposito mi sono occupato in modo particolare di un grande
protagonista del terzo secolo, Plotino. Ho scritto un libro
in forma di romanzo filosofico proprio per vedere in un
testimone di quel passaggio e di quel tramonto un personaggio
chiave e un pensatore importante che può dire tante
cose al nostro presente.
D) Ne “La sconfitta delle idee” abbiamo
trovato grandi verità ed è talmente facile
darle ragione che infatti,non lo farò. I suoi ragionamenti
sono assolutamente ineccepibili nella forma ma condurrebbero
a conseguenze disastrose nella sostanza se venissero accettati
come ineluttabili.
Ritiene che abbiano ragione i giovani a cercare,in tutti
i modi possibili,di dare una risposta a Veneziani?Hanno
qualche speranza di farcela?
R) Io ho voluto intitolare il libro la sconfitta e non
la morte delle idee proprio perché non volevo dare
il segno della ineluttabilità. Io penso che purtroppo
la sconfitta delle idee sia un dato accettato nel nostro
presente, e che però non sia un dato irreversibile,
è possibile un fenomeno inverso di risveglio delle
idee, rinascita delle idee, altrimenti sarebbe stato inutile
scrivere un libro di questo tipo. Il mio tentativo, il messaggio
che in qualche modo posso rivolgere a dei ragazzi è
quello di riuscire a coniugare la passione con il senso
critico, appassionarsi alla possibilità di far nascere
le idee, guardare con senso critico alla effettiva difficoltà
con cui le idee oggi si muovono.
Passione e disincanto sono in qualche modo gli ingredienti
necessari per l’azione culturale e direi anche per l’azione
politica. Non confidare troppo sui risultati della propria
azione e tuttavia impegnarsi per cambiare le cose.
D) Lei è padre,Ramoneda ha scritto
e dedicato Dopo la Passione politica a suo figlio Tony.
Cosa direbbe ai suoi figli per spiegare loro a cosa andranno
incontro in una società in cui si è visto
il cedimento della politica e della cultura dinnanzi al
potere economico?
R) Loro hanno scelto per il loro percorso un tipo di letture
e di studi che sono molto vicini a una considerazione non
economica della vita e mi fa molto piacere, e vedo una passione
per la filosofia e per tutto il regno dell’inutile, tutto
ciò che non da ritorno di mercato.
Un padre dovrebbe augurarsi attività più remunerative
per i propri figli ma direi che tutto sommato sono contento
di questa loro scelta.
Non ho mai fatto prediche a casa, probabilmente dalle mie
conversazioni avranno dedotto anche le mie idee e un po’
le conoscono. A volte si sono trovati in qualche incontro,
in qualche conferenza, di rado e sempre fingendo di non
ascoltare, perché è naturalmente tipico dei
figli contestare o fingere di essere indifferenti alle cose
dei padri. Devo dire che comunque credo abbiano assimilato
questa mia perplessità nei confronti di una società
fondata sul mercato e che l’abbiano fatta propria.
D) Quali libri consiglierebbe a dei giovani in formazione,letture
chiave per gettare basi di pensiero profonde?
R) Non sono mai in grado di indicare due o tre libri fondamentali;
dovrei dire alcuni classici che sono comunque il sottinteso
(Platone, Omero, Dante, Machiavelli, Leopardi...). Se vogliamo
restare nel secolo in cui siamo nati, direi "La prima
radice" di Simone Weil, "La tigre assenza"
di Cristina Campo e "Le origini del totalitarismo"
di Hannah Arendt.