|Marcello Veneziani|
|Tiziana Castiglioni|


Marcello Veneziani- 10/11/2003

Marcello Veneziani è autore di numerosi saggi di filosofia politica e di storia delle idee, tra cui :
"La rivoluzione conservatrice in Italia" (SugarCo,1987),
Il secolo sterminato(Rizzoli,1998),
Di padre in figlio,Elogio alla tradizione (Laterza 2001),
Vita Natural Durante (Marsilio,2001)
la sua prima opera narrativa e l'ultimo
"La sconfitta delle idee" (Laterza2003).
Oltre ad essere consigliere RAI ha fondato e diretto riviste ed è editorialista del Giornale.



Marcello Veneziani è uno degli intellettuali più affascinanti e completi dello scenario italiano. Giornalista sagace, saggista di fervida produttività, scrittore di talento, storico, opinionista decisamente anticonformista, collaboratore della Rai e da quasi un anno, consigliere della televisione di Stato.
Apertamente uomo di destra ma pensatore a cui tutti possono attingere, ha elaborato nel corso degli anni idee e considerazioni utili alla politica, indifferentemente se di destra o di sinistra.
Il suo ultimo saggio, "La sconfitta delle idee"edito dalla Laterza, è un'interessante e provocatoria denuncia che l'autore fa alla società attuale, la cui sopravvivenza viene messa in dubbio a causa della sua ormai quasi totale assenza di "idee e ideali".
Una provocazione del genere ha dato molto da riflettere a noi giovani, attenti a non cadere nel solito clichet di "Gioventù apatica alla mercè della società consumistica".
Lui, uomo disponibile e cordiale, ha accettato di incontraci e raccontarci un po' delle sue "idee", della sua visione di "destra"e"sinistra" e della società in cui viviamo.
Ma soprattutto ci ha dato qualche consiglio utile su come rispondere in modo attivo alla passività del nostro tempo e ha anche svelato il suo personale e familiare rapporto con i giovani a lui più cari in assoluto; i suoi figli.
Pubblichiamo un intervista, raccolta da Tiziana Castiglioni, Rilasciata in occasione di una sua visita a Torino il 10 novembre 2003



D) Lei si è definito tradizionalista e rivoluzionario al tempo stesso.Ciò rimanderebbe alla Konservative revolution,a Junger, Heidegger, Spengler.
Vuole spiegarci che cosa significa per lei vivere una simile contraddizione in termini?

R) Io credo che non sia una contraddizione avere da una parte la passione per la tradizione e dall’altra un maggior impegno per il cambiamento.
Credo che oggi la tradizione , un po’ eclissata nelle menti ma soprattutto nelle realtà sociali, diventi la vera trasgressione.
Proprio attraverso la tradizione noi possiamo rinnovare molti linguaggi e retaggi .
Conciliare tradizione e cambiamento( non parlerei di rivoluzione che forse è un termine troppo forte e improprio per il clima sonnolento della nostra epoca) può essere rivoluzionario e conservatore come dicevo un tempo:cercare di attraversare le contraddizione della modernità ,cercare di assumersi le responsabilità di un mondo che è crollato ,situazioni che sono cambiate ,linguaggi che non sono più quelli di prima.
D’altra parte bisogna cercare motivi di fedeltà e continuità. Io parlo di fedeltà creatrice facendo riferimento a Gabriel Marcel .Fedeltà creatrice vuol dire proprio questo: essere fedeli al nucleo dei valori, ma al tempo stesso saper creare situazioni, linguaggi e forme di espressioni nuove.

D) De Benoist ,da lei spesso citato è seccato dall’essere identificato come un rappresentante della Nouvelle Droite nel momento in cui si dà esclusivamente risonanza politica e non culturale e filosofica al pensiero di destra.
Cosa ne pensa Lei,in cosa si differenzia sostanzialmente la nuova destra da quella antica e ha un senso fare distinzioni del genere?

R) Io capisco la sua inquietudine ed insoddisfazione per le etichette che in buona parte condivido.
L’unica obiezione che io rivolgo a lui è che le vecchie categorie di destra e sinistra corredate da questo riferimento alla nuova destra, sono sicuramente superate, sono scatole spesso vuote o scarpe vecchie. A volte però la mancanza di definizioni crea più problemi della presenza residuale di vecchie definizioni .Con tutti i limiti che ciò comporta, forse è meglio avere ancora qualche orizzonte topografico di nuova destra o di sinistra, piuttosto che votarsi a un labile e totale onnicentrismo dove tutto è possibile dappertutto.
Sentendo parlare di “ nuova cultura”, in opposizione a “nuova destra” mi trovavo di fronte a un concetto totalmente vuoto. Cultura che cos’è? Può esse rappresentata dalle TV locali, dai computer o quant’altro, quindi bisogna per forza dare un contenuto, un riferimento se pur labile di questi contenuti.
Penso sia necessario utilizzare queste espressioni, con tutti i limiti e le insufficienze che esse chiamano.

D) In diversi suoi scritti e in riflessioni di Riesman e persino di Alberoni viene fuori un’inquietante scenario,che fa un parallelo tra il nostro tempo e il terzo secolo dopo Cristo,una realtà in cui scompare l’uomo autodiretto per lasciare il posto a quello eterodiretto.E’ una lotta di tutti contro tutti,nel decadimento dei valori,degli stati,dei costumi e delle religioni,nel trionfo del totale edonismo.Stiamo davvero assistendo ad un ricorso storico?

R) Ci sono molte analogie, d’altra parte già Spengler le sottolineava, soprattutto relativamente alla scoperta di nuove religiosità eccentriche (ad esempio New Age) . Credo sia uno dei tratti dominanti del terzo secolo dopo Cristo, e anche un po’ del nostro tempo. Le analogie non implicano ripetizioni, implicano somiglianze. A tale proposito mi sono occupato in modo particolare di un grande protagonista del terzo secolo, Plotino. Ho scritto un libro in forma di romanzo filosofico proprio per vedere in un testimone di quel passaggio e di quel tramonto un personaggio chiave e un pensatore importante che può dire tante cose al nostro presente.

D) Ne “La sconfitta delle idee” abbiamo trovato grandi verità ed è talmente facile darle ragione che infatti,non lo farò. I suoi ragionamenti sono assolutamente ineccepibili nella forma ma condurrebbero a conseguenze disastrose nella sostanza se venissero accettati come ineluttabili.
Ritiene che abbiano ragione i giovani a cercare,in tutti i modi possibili,di dare una risposta a Veneziani?Hanno qualche speranza di farcela?

R) Io ho voluto intitolare il libro la sconfitta e non la morte delle idee proprio perché non volevo dare il segno della ineluttabilità. Io penso che purtroppo la sconfitta delle idee sia un dato accettato nel nostro presente, e che però non sia un dato irreversibile, è possibile un fenomeno inverso di risveglio delle idee, rinascita delle idee, altrimenti sarebbe stato inutile scrivere un libro di questo tipo. Il mio tentativo, il messaggio che in qualche modo posso rivolgere a dei ragazzi è quello di riuscire a coniugare la passione con il senso critico, appassionarsi alla possibilità di far nascere le idee, guardare con senso critico alla effettiva difficoltà con cui le idee oggi si muovono.
Passione e disincanto sono in qualche modo gli ingredienti necessari per l’azione culturale e direi anche per l’azione politica. Non confidare troppo sui risultati della propria azione e tuttavia impegnarsi per cambiare le cose.

D) Lei è padre,Ramoneda ha scritto e dedicato Dopo la Passione politica a suo figlio Tony.
Cosa direbbe ai suoi figli per spiegare loro a cosa andranno incontro in una società in cui si è visto il cedimento della politica e della cultura dinnanzi al potere economico?

R) Loro hanno scelto per il loro percorso un tipo di letture e di studi che sono molto vicini a una considerazione non economica della vita e mi fa molto piacere, e vedo una passione per la filosofia e per tutto il regno dell’inutile, tutto ciò che non da ritorno di mercato.
Un padre dovrebbe augurarsi attività più remunerative per i propri figli ma direi che tutto sommato sono contento di questa loro scelta.
Non ho mai fatto prediche a casa, probabilmente dalle mie conversazioni avranno dedotto anche le mie idee e un po’ le conoscono. A volte si sono trovati in qualche incontro, in qualche conferenza, di rado e sempre fingendo di non ascoltare, perché è naturalmente tipico dei figli contestare o fingere di essere indifferenti alle cose dei padri. Devo dire che comunque credo abbiano assimilato questa mia perplessità nei confronti di una società fondata sul mercato e che l’abbiano fatta propria.

D) Quali libri consiglierebbe a dei giovani in formazione,letture chiave per gettare basi di pensiero profonde?

R) Non sono mai in grado di indicare due o tre libri fondamentali; dovrei dire alcuni classici che sono comunque il sottinteso (Platone, Omero, Dante, Machiavelli, Leopardi...). Se vogliamo restare nel secolo in cui siamo nati, direi "La prima radice" di Simone Weil, "La tigre assenza" di Cristina Campo e "Le origini del totalitarismo" di Hannah Arendt.