|Giordano Bruno Guerri|


Giordano Bruno Guerri - 16/12/2003

Il prof.Giordano Bruno Guerri è uno storico importante, il massimo revisionista del Fascismo e ha scritto libri coraggiosi sulla Chiesa Cattolica, che gli sono costati la scomunica.
Ha condotto per due anni una trasmissione di grande successo, Italia mia Benché, che lo fece conoscere al grande pubblico come un personaggio istrionico, difficile da etichettare, con un’intelligenza ironica e anticonformista.
Mi ha accolto con estremo calore in casa sua, un piccolo giardino dell’Eden nel cuore di Roma e mi ha dato grandi notizie in anteprima.
Il prossimo anno il giornale che dirige sulla rete,”Italiani Liberi”, avrà la sua versione in carta stampata e lo si vedrà anche nelle vesti di direttore di una nuova, importante uscita nelle edicole prevista per aprile, “L’indipendente”.E poi ancora, tanti altri progetti e impegni che mi ha svelato quasi in anteprima, con il suo solito entusiasmo fanciullesco.


 


D) C’è un motto del Cyrano che secondo noi ti rappresenta alla perfezione:
“No al patteggiamento, libero nel pensiero e nel comportamento”…ti ci identifichi in una affermazione del genere?

R) Certo…il patteggiamento è sempre una rappresentazione di mediocrità, di accomodamento, di aggiustamento, in definitiva di ipocrisia. Bisogna saper tenere le proprie idee ferme e difenderle fino in fondo, senza poi fare dei suicidi o delle cattive azioni, ma se si parte dall’idea del patteggiamento si perde già subito!
Si all’essere lancia in resta, anche se poi si arriva magari un po’ dopo il previsto alle proprie mete.

D) Ma per te cosa significa essere un Italiano Libero?

R) La parola Italiano è anche inutile, piuttosto cosa significa essere libero! Italiano perché siamo in Italia e che quindi ci dobbiamo occupare dei fatti nostri. Essere libero significa sostanzialmente non accettare condizionamenti e compromessi e soprattutto pensare con la propria testa.
Non accettare le idee ricevute, riesaminare ogni cosa da capo e dissolvere l’ovvio.
Io ho questo pallino del dissolvimento dell’ovvio, un bel tormentone con un significato forte.
L’ovvio vuol dire accettare le idee ricevute, invece no, ogni cosa và ridiscussa finché si può e vedere dove si arriva. L’altro mio slogan, a cui tengo moltissimo è “La mente è come il paracadute, và aperta tutta”, il che significa che non c’è preclusione ad alcuna idea, a nessuna soluzione, a nessuna parte.
Questa apertura a trecento sessanta gradi deve valere per tutto, la devi mettere in politica, a destra e a sinistra, a tutta la società, a tutte le tendenze, a tutti i gusti, a tutte le situazioni e l’ovvio in questo contesto non serve a niente.

D) Quanto italiano ti senti, pur essendo un cittadino del mondo a tutti gli effetti?

R) Io mi sento molto Italiano. Sono nato in etruria, ho vissuto a lungo nel nord, a Milano…poi sono stato all’estero ma ho deciso di tornare al sud, a Roma, dove mi sono realizzato di più.
Prossima tappa sarà Palermo!
Mi sento molto Italiano, legato alla cultura italiana. Gli italiani sono un splendido, straordinario popolo, i migliori e più importanti che ci siano stati al mondo, per quello che hanno fatto da 2000 e passa anni a questa parte, dall’impero romano in su.
La grandezza del Rinascimento nell’arte e la grandezza anche dei secoli recenti, che ha creato cose importanti, come il futurismo, ciò che di più originale ha partorito il novecento e l’approccio moderno dell’arte alla società che condizionerà non solo questo secolo ma anche il prossimo.
Tutto questo l’abbiamo inventato noi.
Persino il fascismo, che è stato un esperimento fallito, è stato il tentativo di un approccio diverso alla democrazia che lascerà comunque i suoi semi.
Per cui quando mi dicono che gli italiani sono importanti per le Ferrari e la moda, si sono d’accordo ma direi che è secondario rispetto a ben altre cose.

D) A marzo il ministro Gasparri ti ha nominato Presidente della Fondazione Bordoni.
E’ stata una sorpresa o te l’aspettavi? Quali progetti state portando avanti?

R) No, io non mi aspettavo la nomina però non è stata una cosa così casuale, perché io già da un anno facevo il consulente per la Fondazione, oltretutto con un progetto per me molto importante che è il trattamento automatico del linguaggio. Significa che noi presto parleremo con le macchine, non avremo più il rapporto manuale con i computer, noi gli diremo “scrivi questo”. Il frigorifero ci dirà che manca qualcosa, con la televisione digitale avremo veramente un nuovo sistema interattivo in cui muoverci. Noi stiamo insegnando a queste macchine a parlare, tutti i paesi lo stanno facendo, chi non arriva prima degli altri è spacciato perché se non gli insegni a parlare in italiano ,dovremo farlo in inglese. Sarebbe finita per noi, non esisterebbe più l’italiano.
Questa è la lotta di base di tutti i popoli che se ne sono accorti e che bisogna combattere assolutamente. La Fondazione Bordoni sta coordinando questi studi importantissimi che fanno le università di Pisa, di Bologna, la università Latouche ma soprattutto la Bordoni.
Io sono arrivato qui su questo progetto.
Oltretutto nessuno se ne era accorto di questo fenomeno, né il ministero delle comunicazioni, ne quello della pubblica istruzione!
Io faccio sempre questo esempio qui, quando noi ci fermiamo al casello, e la macchinetta ti dice:
“buon viaggio!” e tu gli rispondi “E chissenefrega!”….ma lei lo fa perché non sa dire altro.
Ma quando noi le avremo insegnato a parlarci, noi le diremo “Grazie macchinetta, io devo andare al ristorante da Peppino in corso Francia, come ci si arriva? Cosa si mangia? Quanto costa?”…e lei attacca la sua conversazione…allorché tu poi le dirai “Grazie macchinetta”.
Dopo un anno circa che io collaboravo con loro è scaduto il vecchio presidente , mi hanno chiesto se volevo prendere il suo posto e io…si!
Io ho portato lì delle cose, delle iniziative, come per dirtene alcuni: Il web per tutti, con l’accesso ai disabili per usare il web; Penelope e la rete, per le donne e la rete. Le donne sono ahimè una maggioranza oppressa, io sono un femminista totale perché riconosco la superiorità delle donne.
Il mio ruolo alla Bordoni, in cui poi in definitiva sono tutti ingegneri , è quello di coordinare e collegare la nostra bella cultura classica alla nostra bellissima cultura scientifica.
Il che non è mai più stato fatto da Leonardo da Vinci in poi, neanche Galileo c’è riuscito.
Per esempio, la tecnologia che produce arte, attraverso i siti, può essere aiutata da noi tecnologicamente come loro possono portare, attraverso la bellezza dell’arte, tecnologia.
Questo progetto si chiama “fubarttec”.
Un altro grosso progetto che stiamo impiantando alla Bordoni, ora che ci stanno cambiando sede, in una struttura bellissima e centralissima in un palazzo a cinque piani, è quello di creare uno spazio in cui inserire il massimo della tecnologia aperta al pubblico.
Immaginati un Internet Cafè moltiplicato al milione.
Noi abbiamo contatti con la Nasa, per esempio e tu potrai andare lì e metterti alla guida della navetta che sta viaggiando non so dove.
Tutto questo sarà possibile nel 2005, prestissimo.
Come una sala convegni tutta schermata fin al soffitto con poltrone reclinabili, suoni dappertutto!
Il più grosso impegno della fondazione in questo momento è seguire il digitale terrestre, anche se il rinvio della legge Gasparri ha dato la zappata, ma per poco.
C’è stato il convegno dei ventotto ministri delle comunicazioni a Cernobbio, per studiare il digitale terrestre ed è stato organizzato dalla Bordoni.Si discute di digitalizzare tutta la televisione italiana entro il 2006 e noi non riteniamo che sia troppo presto, come alcuni contestano, però questo è un progetto grosso che richiede tempo.

D) “Italia mia benché”è stata una trasmissione di grandissimo successo a metà degli anni novanta.
Poi sei sparito e ti si è visto più poco, un vero peccato perché secondo noi manchi tantissimo alla televisione Italiana. Perché non hai più fatto niente di serio?

R) Forse perché quella trasmissione piaceva troppo. Tutti parlano adesso di share, quella fascia oraria lì di Rai 3 aveva lo 0,75 % di share e noi l’avevamo portata all’8.
Il problema è che non aveva appartenenza politica in sostanza, non si capiva bene se ero di destra o di sinistra. Si ha più paura di un amico ignoto che di un nemico certo.
Ma poi non bisogna dare la colpa sempre agli altri. Se avessi sollazzato un pochino la trasmissione la rifacevo, ma ho convertito le mie energie in altre cose.
Nella mia vita tutto è stato casuale.
Per esempio parecchie volte all’anno mi propongono di insegnare in qualche università ma è una cosa che evito, perché porta via troppe energie…per ottenere 10 devi dare 1000, non che sia colpa di nessuno. D’altronde si insegna in altri modi, con i libri scritti per esempio. Alcuni miei libri sono un corso universitario volontario.

D) Forse è solo una nostra impressione,ma i giovani d’oggi fanno sempre più fatica a crescere e staccarsi dal nido, hanno una maturazione lentissima e se una volta a trent’anni gli intellettuali di rilievo avevano già partorito buona parte delle loro opere più importanti, oggi a trent’anni non hanno ancora nemmeno terminato gli studi universitari…

R) …E stanno a casa ad aspettare la paghetta. Però avranno una vecchiaia pimpantissima. Avremo dei settantenni che a forza di Viagra, con la vita più sana e più lunga, si troverà ad un’età alla quale una volta si veniva messi ai margini che invece scoppierà di salute. Bisogna pensare alla vita in tutto il suo ciclo, i giovani arrivano dopo ma i vecchi scompariranno dopo. Non si sarà più vecchi a settanta anni, avremo quelli che sono nati nell’ottanta e che ora hanno vent’anni che nel 2050 avranno settanta anni e saranno dei giovani uomini, perché faranno l’amore come pazzi , si sarà scoperto il vaccino per l’Aids e il mondo diventerà un’unica grande e gioiosa orgia. Saranno usciti di casa a 35 o 40 anni e si staranno appena organizzando a vivere la loro vita, avendo ancora da vivere 20 o 30 anni…Quindi il signore che adesso ha venti anni si ritroverà a vivere il meglio e il pieno della sua vita a 50 o 60 anni, che a dirlo adesso ti verrebbe da dire..che sfigato,non ti sei goduto la vita per niente e invece no…da giovane sei stato a casa a farti coccolare, con gli amichetti a gozzovigliare e poi diventerai un giovane vecchio uomo.
Nel 2050 io avrò 100 anni e sarò ancora lì a rompere le palle!

D) C’è un passaggio tratto dall’Ardito di Bottai che ci è sembrato estremamente attuale,pur essendo del 1928.
“La scuola, che qualche volta insegna non educa mai e se educa è per tendenza congenita di coloro i quali si dedicano all’insegnamento, mediocrista e quietista, la scuola è oggi antieroica e livellatrice.”
Cosa ne dici?

R) Viene dagli anni trenta ed è tuttora così. Non è cambiato niente, perché in sostanza la scuola non insegna a pensare (che dovrebbe essere il suo ruolo),ma insegna cosa pensare, che non deve essere il suo ruolo. Ti mette il boccone in bocca e ti dice, “vai, tu devi essere così e agire così e prendere questi modelli qui e vai in pace”, è una rovina perché alla fine il pensiero non serve.
Invece la scuola dovrebbe fornire gli strumenti che non siano livellatori o standard e che favoriscano l’apertura della mente. E’ questo che ci manca e non è un caso, perché nessun governo al mondo vuole un popolo che pensi con la sua testa e che quindi arrivi alle proprie conclusioni, vogliono un popolo che arrivi alle idee ricevute, il famoso ovvio coordinato e stabilito in precedenza in modo che tutti stiano buoni. Invece nessuno deve stare buono.
Anche perché all’insegnamento non arrivano mai i riformatori, i rivoluzionari, se andassi io ad insegnare direi quello che penso e dopo cinque minuti mi caccerebbero dall’aula.
Invece insegnano spesso quelli che amano le idee ricevute accettando le cose così come stanno e le insegno…vabbè, peccato però?
Oltretutto chi insegna è formato sulle idee della sua gioventù, ovvero di trent’anni prima e la cosa più difficile da avere in sé e da dare agli altri è la trasformazione e la voglia di cambiare.
La tendenza, pigra e umana è di acquisire un’idea a vent’anni e portarsela fino ad ottanta.
Così gestiscono la loro vecchiaia per trasferirla ai giovani..drammatico!
Bottai fece questo discorso quando era ministro dell’istruzione, non a caso l’unica grande riforma che abbiamo della scuola e quella di Bottai,del 39, la più grossa, importante e vasta non portata a termine a causa della guerra e ogni ministro dell’istruzione venuto dopo ha tentato di rifarla.
La riforma del pensiero della scuola.
Lui, già negli anni trenta si preoccupava di conciliare la tecnologia con il classicismo.
Anche perché questo pover’uomo di Bottai aveva un’intelligenza strepitosa, una visione del mondo avanzatissima ma aveva anche sto piccolo difetto d’essere fascista e allora lo si elimina subito con questo marchio. Lui è la dimostrazione che si possa essere stati grandi uomini e grandi pensatori, pur essendo stati fascisti.
Adesso si può dire, io lo dicevo già nel 74.

D) Tu hai sicuramente dimostrato coraggio, in anni non favorevoli, a portare avanti le tue tesi, con intelligente argomentazione oltretutto.Ma come hai vissuto il tuo essere completamente controcorrente?

R) Non è stato difficile, perché io ho sempre saputo d’avere ragione.
Mi sono esposto moltissimo, sentendomi dare del fascista e poi mi sono ritrovato alla fine degli anni novanta, il sindaco Veltroni, comunista, che voleva fare via Bottai.
Io rimanevo fascista, ma lui, comunista, voleva fare via Bottai.
Gliel’ho insegnato io!
Certo perseguendo la propria strada si rinuncia ad alcune cose, non si diventerà mai direttore del Corriere della Sera, si rinuncia ad avere la cattedra di storia contemporanea alla Sapienza di Roma, ti mandano a Salerno. Però, chissenefrega!
Anche perché non si deve vedere il tutto solo dal punto di vista professionale.
Io ho fatto dal punto di vista professionale, ideale e politico esattamente quello che volevo e ho affermato le mie idee e poi mi sono anche divertito tanto!
Ho cambiato tante vite, ho vissuto fino in fondo. Veltroni no!

D) Quali consigli di lettura dai a dei giovani in formazione?
Quali libri ti hanno segnato maggiormente?

R) Prima di tutto Schopenhauer, tutto. E poi Sartre, con la Nausea, che è stato il mio primo libro importante e che ti dà il significato dell’essere. E Nietzche, col suo pensiero vasto, immenso, che ti apre a tutte le possibili conclusioni del mondo. In lui c’è tutto. La destra, la sinistra, l’anticlericalismo, il culto del bello, tutto.
Voiltaire, con il dizionario Filosofico. Feuerbach, L’Essenza della religione.
Ungaretti, il mio primo poeta e poi Walt Witmann, il più grande di tutti e che voglio che tutti leggano, con Foglie d’Erba. E poi il mio libro su Santa Maria Goretti, libro fondamentale per capire le cose! E poi i libri di Ida Magli, i vangeli apocrifi e poi anche Dino Buzzati e Aldo Busi.