D) C’è un motto del Cyrano che secondo noi ti rappresenta
alla perfezione:
“No al patteggiamento, libero nel pensiero e nel comportamento”…ti
ci identifichi in una affermazione del genere?
R) Certo…il patteggiamento è sempre una rappresentazione
di mediocrità, di accomodamento, di aggiustamento,
in definitiva di ipocrisia. Bisogna saper tenere le proprie
idee ferme e difenderle fino in fondo, senza poi fare dei
suicidi o delle cattive azioni, ma se si parte dall’idea
del patteggiamento si perde già subito!
Si all’essere lancia in resta, anche se poi si arriva magari
un po’ dopo il previsto alle proprie mete.
D) Ma per te cosa significa essere un Italiano Libero?
R) La parola Italiano è anche inutile, piuttosto
cosa significa essere libero! Italiano perché siamo
in Italia e che quindi ci dobbiamo occupare dei fatti nostri.
Essere libero significa sostanzialmente non accettare condizionamenti
e compromessi e soprattutto pensare con la propria testa.
Non accettare le idee ricevute, riesaminare ogni cosa da
capo e dissolvere l’ovvio.
Io ho questo pallino del dissolvimento dell’ovvio, un bel
tormentone con un significato forte.
L’ovvio vuol dire accettare le idee ricevute, invece no,
ogni cosa và ridiscussa finché si può
e vedere dove si arriva. L’altro mio slogan, a cui tengo
moltissimo è “La mente è come il paracadute,
và aperta tutta”, il che significa che non c’è
preclusione ad alcuna idea, a nessuna soluzione, a nessuna
parte.
Questa apertura a trecento sessanta gradi deve valere per
tutto, la devi mettere in politica, a destra e a sinistra,
a tutta la società, a tutte le tendenze, a tutti
i gusti, a tutte le situazioni e l’ovvio in questo contesto
non serve a niente.
D) Quanto italiano ti senti, pur essendo un cittadino
del mondo a tutti gli effetti?
R) Io mi sento molto Italiano. Sono nato in etruria, ho
vissuto a lungo nel nord, a Milano…poi sono stato all’estero
ma ho deciso di tornare al sud, a Roma, dove mi sono realizzato
di più.
Prossima tappa sarà Palermo!
Mi sento molto Italiano, legato alla cultura italiana. Gli
italiani sono un splendido, straordinario popolo, i migliori
e più importanti che ci siano stati al mondo, per
quello che hanno fatto da 2000 e passa anni a questa parte,
dall’impero romano in su.
La grandezza del Rinascimento nell’arte e la grandezza anche
dei secoli recenti, che ha creato cose importanti, come
il futurismo, ciò che di più originale ha
partorito il novecento e l’approccio moderno dell’arte alla
società che condizionerà non solo questo secolo
ma anche il prossimo.
Tutto questo l’abbiamo inventato noi.
Persino il fascismo, che è stato un esperimento fallito,
è stato il tentativo di un approccio diverso alla
democrazia che lascerà comunque i suoi semi.
Per cui quando mi dicono che gli italiani sono importanti
per le Ferrari e la moda, si sono d’accordo ma direi che
è secondario rispetto a ben altre cose.
D) A marzo il ministro Gasparri ti ha nominato Presidente
della Fondazione Bordoni.
E’ stata una sorpresa o te l’aspettavi? Quali progetti state
portando avanti?
R) No, io non mi aspettavo la nomina però non è
stata una cosa così casuale, perché io già
da un anno facevo il consulente per la Fondazione, oltretutto
con un progetto per me molto importante che è il
trattamento automatico del linguaggio. Significa che noi
presto parleremo con le macchine, non avremo più
il rapporto manuale con i computer, noi gli diremo “scrivi
questo”. Il frigorifero ci dirà che manca qualcosa,
con la televisione digitale avremo veramente un nuovo sistema
interattivo in cui muoverci. Noi stiamo insegnando a queste
macchine a parlare, tutti i paesi lo stanno facendo, chi
non arriva prima degli altri è spacciato perché
se non gli insegni a parlare in italiano ,dovremo farlo
in inglese. Sarebbe finita per noi, non esisterebbe più
l’italiano.
Questa è la lotta di base di tutti i popoli che se
ne sono accorti e che bisogna combattere assolutamente.
La Fondazione Bordoni sta coordinando questi studi importantissimi
che fanno le università di Pisa, di Bologna, la università
Latouche ma soprattutto la Bordoni.
Io sono arrivato qui su questo progetto.
Oltretutto nessuno se ne era accorto di questo fenomeno,
né il ministero delle comunicazioni, ne quello della
pubblica istruzione!
Io faccio sempre questo esempio qui, quando noi ci fermiamo
al casello, e la macchinetta ti dice:
“buon viaggio!” e tu gli rispondi “E chissenefrega!”….ma
lei lo fa perché non sa dire altro.
Ma quando noi le avremo insegnato a parlarci, noi le diremo
“Grazie macchinetta, io devo andare al ristorante da Peppino
in corso Francia, come ci si arriva? Cosa si mangia? Quanto
costa?”…e lei attacca la sua conversazione…allorché
tu poi le dirai “Grazie macchinetta”.
Dopo un anno circa che io collaboravo con loro è
scaduto il vecchio presidente , mi hanno chiesto se volevo
prendere il suo posto e io…si!
Io ho portato lì delle cose, delle iniziative, come
per dirtene alcuni: Il web per tutti, con l’accesso ai disabili
per usare il web; Penelope e la rete, per le donne e la
rete. Le donne sono ahimè una maggioranza oppressa,
io sono un femminista totale perché riconosco la
superiorità delle donne.
Il mio ruolo alla Bordoni, in cui poi in definitiva sono
tutti ingegneri , è quello di coordinare e collegare
la nostra bella cultura classica alla nostra bellissima
cultura scientifica.
Il che non è mai più stato fatto da Leonardo
da Vinci in poi, neanche Galileo c’è riuscito.
Per esempio, la tecnologia che produce arte, attraverso
i siti, può essere aiutata da noi tecnologicamente
come loro possono portare, attraverso la bellezza dell’arte,
tecnologia.
Questo progetto si chiama “fubarttec”.
Un altro grosso progetto che stiamo impiantando alla Bordoni,
ora che ci stanno cambiando sede, in una struttura bellissima
e centralissima in un palazzo a cinque piani, è quello
di creare uno spazio in cui inserire il massimo della tecnologia
aperta al pubblico.
Immaginati un Internet Cafè moltiplicato al milione.
Noi abbiamo contatti con la Nasa, per esempio e tu potrai
andare lì e metterti alla guida della navetta che
sta viaggiando non so dove.
Tutto questo sarà possibile nel 2005, prestissimo.
Come una sala convegni tutta schermata fin al soffitto con
poltrone reclinabili, suoni dappertutto!
Il più grosso impegno della fondazione in questo
momento è seguire il digitale terrestre, anche se
il rinvio della legge Gasparri ha dato la zappata, ma per
poco.
C’è stato il convegno dei ventotto ministri delle
comunicazioni a Cernobbio, per studiare il digitale terrestre
ed è stato organizzato dalla Bordoni.Si discute di
digitalizzare tutta la televisione italiana entro il 2006
e noi non riteniamo che sia troppo presto, come alcuni contestano,
però questo è un progetto grosso che richiede
tempo.
D) “Italia mia benché”è stata una trasmissione
di grandissimo successo a metà degli anni novanta.
Poi sei sparito e ti si è visto più poco,
un vero peccato perché secondo noi manchi tantissimo
alla televisione Italiana. Perché non hai più
fatto niente di serio?
R) Forse perché quella trasmissione piaceva troppo.
Tutti parlano adesso di share, quella fascia oraria lì
di Rai 3 aveva lo 0,75 % di share e noi l’avevamo portata
all’8.
Il problema è che non aveva appartenenza politica
in sostanza, non si capiva bene se ero di destra o di sinistra.
Si ha più paura di un amico ignoto che di un nemico
certo.
Ma poi non bisogna dare la colpa sempre agli altri. Se avessi
sollazzato un pochino la trasmissione la rifacevo, ma ho
convertito le mie energie in altre cose.
Nella mia vita tutto è stato casuale.
Per esempio parecchie volte all’anno mi propongono di insegnare
in qualche università ma è una cosa che evito,
perché porta via troppe energie…per ottenere 10 devi
dare 1000, non che sia colpa di nessuno. D’altronde si insegna
in altri modi, con i libri scritti per esempio. Alcuni miei
libri sono un corso universitario volontario.
D) Forse è solo una nostra impressione,ma i giovani
d’oggi fanno sempre più fatica a crescere e staccarsi
dal nido, hanno una maturazione lentissima e se una volta
a trent’anni gli intellettuali di rilievo avevano già
partorito buona parte delle loro opere più importanti,
oggi a trent’anni non hanno ancora nemmeno terminato gli
studi universitari…
R) …E stanno a casa ad aspettare la paghetta. Però
avranno una vecchiaia pimpantissima. Avremo dei settantenni
che a forza di Viagra, con la vita più sana e più
lunga, si troverà ad un’età alla quale una
volta si veniva messi ai margini che invece scoppierà
di salute. Bisogna pensare alla vita in tutto il suo ciclo,
i giovani arrivano dopo ma i vecchi scompariranno dopo.
Non si sarà più vecchi a settanta anni, avremo
quelli che sono nati nell’ottanta e che ora hanno vent’anni
che nel 2050 avranno settanta anni e saranno dei giovani
uomini, perché faranno l’amore come pazzi , si sarà
scoperto il vaccino per l’Aids e il mondo diventerà
un’unica grande e gioiosa orgia. Saranno usciti di casa
a 35 o 40 anni e si staranno appena organizzando a vivere
la loro vita, avendo ancora da vivere 20 o 30 anni…Quindi
il signore che adesso ha venti anni si ritroverà
a vivere il meglio e il pieno della sua vita a 50 o 60 anni,
che a dirlo adesso ti verrebbe da dire..che sfigato,non
ti sei goduto la vita per niente e invece no…da giovane
sei stato a casa a farti coccolare, con gli amichetti a
gozzovigliare e poi diventerai un giovane vecchio uomo.
Nel 2050 io avrò 100 anni e sarò ancora lì
a rompere le palle!
D) C’è un passaggio tratto dall’Ardito di Bottai
che ci è sembrato estremamente attuale,pur essendo
del 1928.
“La scuola, che qualche volta insegna non educa mai e se
educa è per tendenza congenita di coloro i quali
si dedicano all’insegnamento, mediocrista e quietista, la
scuola è oggi antieroica e livellatrice.”
Cosa ne dici?
R) Viene dagli anni trenta ed è tuttora così.
Non è cambiato niente, perché in sostanza
la scuola non insegna a pensare (che dovrebbe essere il
suo ruolo),ma insegna cosa pensare, che non deve essere
il suo ruolo. Ti mette il boccone in bocca e ti dice, “vai,
tu devi essere così e agire così e prendere
questi modelli qui e vai in pace”, è una rovina perché
alla fine il pensiero non serve.
Invece la scuola dovrebbe fornire gli strumenti che non
siano livellatori o standard e che favoriscano l’apertura
della mente. E’ questo che ci manca e non è un caso,
perché nessun governo al mondo vuole un popolo che
pensi con la sua testa e che quindi arrivi alle proprie
conclusioni, vogliono un popolo che arrivi alle idee ricevute,
il famoso ovvio coordinato e stabilito in precedenza in
modo che tutti stiano buoni. Invece nessuno deve stare buono.
Anche perché all’insegnamento non arrivano mai i
riformatori, i rivoluzionari, se andassi io ad insegnare
direi quello che penso e dopo cinque minuti mi caccerebbero
dall’aula.
Invece insegnano spesso quelli che amano le idee ricevute
accettando le cose così come stanno e le insegno…vabbè,
peccato però?
Oltretutto chi insegna è formato sulle idee della
sua gioventù, ovvero di trent’anni prima e la cosa
più difficile da avere in sé e da dare agli
altri è la trasformazione e la voglia di cambiare.
La tendenza, pigra e umana è di acquisire un’idea
a vent’anni e portarsela fino ad ottanta.
Così gestiscono la loro vecchiaia per trasferirla
ai giovani..drammatico!
Bottai fece questo discorso quando era ministro dell’istruzione,
non a caso l’unica grande riforma che abbiamo della scuola
e quella di Bottai,del 39, la più grossa, importante
e vasta non portata a termine a causa della guerra e ogni
ministro dell’istruzione venuto dopo ha tentato di rifarla.
La riforma del pensiero della scuola.
Lui, già negli anni trenta si preoccupava di conciliare
la tecnologia con il classicismo.
Anche perché questo pover’uomo di Bottai aveva un’intelligenza
strepitosa, una visione del mondo avanzatissima ma aveva
anche sto piccolo difetto d’essere fascista e allora lo
si elimina subito con questo marchio. Lui è la dimostrazione
che si possa essere stati grandi uomini e grandi pensatori,
pur essendo stati fascisti.
Adesso si può dire, io lo dicevo già nel 74.
D) Tu hai sicuramente dimostrato coraggio, in anni non
favorevoli, a portare avanti le tue tesi, con intelligente
argomentazione oltretutto.Ma come hai vissuto il tuo essere
completamente controcorrente?
R) Non è stato difficile, perché io ho sempre
saputo d’avere ragione.
Mi sono esposto moltissimo, sentendomi dare del fascista
e poi mi sono ritrovato alla fine degli anni novanta, il
sindaco Veltroni, comunista, che voleva fare via Bottai.
Io rimanevo fascista, ma lui, comunista, voleva fare via
Bottai.
Gliel’ho insegnato io!
Certo perseguendo la propria strada si rinuncia ad alcune
cose, non si diventerà mai direttore del Corriere
della Sera, si rinuncia ad avere la cattedra di storia contemporanea
alla Sapienza di Roma, ti mandano a Salerno. Però,
chissenefrega!
Anche perché non si deve vedere il tutto solo dal
punto di vista professionale.
Io ho fatto dal punto di vista professionale, ideale e politico
esattamente quello che volevo e ho affermato le mie idee
e poi mi sono anche divertito tanto!
Ho cambiato tante vite, ho vissuto fino in fondo. Veltroni
no!
D) Quali consigli di lettura dai a dei giovani in formazione?
Quali libri ti hanno segnato maggiormente?
R) Prima di tutto Schopenhauer, tutto. E poi Sartre, con
la Nausea, che è stato il mio primo libro importante
e che ti dà il significato dell’essere. E Nietzche,
col suo pensiero vasto, immenso, che ti apre a tutte le
possibili conclusioni del mondo. In lui c’è tutto.
La destra, la sinistra, l’anticlericalismo, il culto del
bello, tutto.
Voiltaire, con il dizionario Filosofico. Feuerbach, L’Essenza
della religione.
Ungaretti, il mio primo poeta e poi Walt Witmann, il più
grande di tutti e che voglio che tutti leggano, con Foglie
d’Erba. E poi il mio libro su Santa Maria Goretti, libro
fondamentale per capire le cose! E poi i libri di Ida Magli,
i vangeli apocrifi e poi anche Dino Buzzati e Aldo Busi.