D) La nostra impressione è che il dialogo generazionale
sia ormai quasi assente, che padri e figli si vivano addosso
nella totale indifferenza e sterilità.
Perchè questo secondo Lei?
R) Non posso dire onestamente che anni fa fosse meglio.
Forse siete troppo giovani per ricordarvelo ma anni fa in
famiglia non si parlava un granchè.
Una ragazza a casa con sua madre non parlava di amori e
della vita privata che conduceva, non dico poi noi maschi
con i nostri padri parlavamo al massimo della scuola, della
facoltà che uno sceglieva.
Oggi nelle famiglie si parla molto di più. Mi sembrerebbe
disonesto fare un quadro più grigio dei nostri giorni
e credo ci siano le premesse per un cambiamento.
D) E' triste che il filo di continuità che dovrebbe
legare i genitori ai figli si sia spezzato a causa della
quasi totale mancanza di comunicazione.
Non crede che il silenzio sia addirittura peggio dello scontro,
che se non altro implica un qualche rapporto che l'indifferenza
preclude completamente?
R) Il conflitto, nel senso di confronto credo sia per certi
punti di vista importante, altrimenti in una famiglia di
cosa si parlerebbe? Nell’adolescenza è anche importante
per crescere entrare in contrapposizione e in contraddizione
coi padri, sapere cosa pensano, come reagiscono agli eventi
del mondo. A sedici anni è importante sapere se tuo
padre è d’accordo con la guerra o no, altrimenti
con chi ti rapporti? I ragazzi non sanno nemmeno cosa votano
i genitori e questa è una cosa molto grave. In certi
momenti della vita, e l’adolescenza e uno di questi, hai
bisogno di sapere cosa pensano i grandi, confrontandoti
,facendoti le ragioni. Come si fa ad essere pienamente d’accordo
con un figlio? Se io ho cinquantadue anni, dovrei fingere
per pensarla come un adolescente!
A diciott’anni vedevo le cose in bianco e nero, adesso la
vita vissuta e anche i miei compromessi (non saranno tutte
cose meravigliose!), le sfumature che vivendo uno acquista,
le mediazioni che devi fare ti portano a vedere le cose
diversamente.
A diciott’anni credevo di essere Don Chisciotte o uno dei
cavalieri della Tavola Rotonda, ma devi pensarla così,
sarebbe drammatico che uno già a quell’età
fosse soggetto ai compromessi.
Però esistono le età della vita. Pensa la
noia se uno a diciott’anni vivesse già come uno a
sessanta!
D) Però sarebbe bello, crescendo, riuscire a
non perdere le altre età vissute!
R) I più saggi tra di noi non si dimenticano delle
età vissute, come fai a dimenticarti dei primi amori
(nella vita poi ci si augura di aver conosciuto più
di un amore) e quindi di aver superato più di un
imbarazzo, momenti che sono stati belli e terribili.
Chi è che si augura di non aver mai percepito quel
batticuore, quell’incertezza, quella fragilità, dopo
di che nella vita ci si impratichisce, che non vuol dire
diventare più duri.
Semplicemente un uomo di mare è un uomo che ha perduto
e si è rialzato tante volte.
Chi non ha mai perduto non ha mai vissuto.
D) Lei è uno dei pochi a credere ancora che valga
la pena lottare per creare un ponte di comunicazione tra
generazioni e l'ha dimostrato con anni di "azione sul
campo", ma noi riscontriamo il più totale disinteresse
da parte del mondo degli adulti alle sorti dei giovani,
a cui si dà tutto materialmente parlando ma ben poco
su piani profondi. Cosa ne pensa Lei?
R) Si, è così però io ho un atteggiamento
diverso nei confronti dei giovani. Se uno vi ama deve anche
essere severo con voi, nel senso che le pacche sulle spalle,
i genitori che fanno gli amici non servono a niente. Io
credo che i maestri debbano essere anche persone capaci
di criticare , dire le cose che non vanno in faccia. Se
uno vuole bene ad un ragazzo lo deve anche saper bocciare,
mi spiego? Anche quella è una forma d’amore, perché
ti insegna che forse certe cose era meglio che le facevi
in un altro modo, che ti impegnavi un po’ di più
.
Dall’altra parte ci deve essere anche un atteggiamento speculare.
I ragazzi piagnoni che mi dicono: ”Paolo, gli adulti non
mi ascoltano” sarà tutto vero, ma innanzitutto bisogna
anche riflettere sul fatto che le possibilità economiche
e le libertà che ha un ragazzo oggi non erano immaginabili
ai miei tempi. Da questo dovreste trarre giovamento, dovete
arrabbiarvi di più e chiedere le cose con fermezza.
Le cose non si chiedono una volta e poi basta.
Nei licei in cui vado a volte mi dicono ”Ma ho chiesto una
cosa al preside e non ce la fa” io gli domando “Quante volte
gliela hai chiesta?”…”Una volta”. Ma allora!!!
In poche parole, una cosa per principio io non la faccio.
Ma nella vita se già al primo tentativo di arrendi
è già finita! Bisogna faticare un po’!
D) Forse si è persa la capacità di lottare
per avere qualcosa, in questa società in cui tutto
è terribilmente pret a porter.
R) Voi vi siete un po’ abituati a questa realtà.
C’è una famosa frase di Pasolini, delle Lettere Luterane,
che ho citato da qualche parte e in cui mi ritrovo così
bene: ”Non esistono figli innocenti”. E’ una frase molto
bella.
Il ragazzo ha almeno metà delle responsabilità
per aver fatto male una cosa, l’altra metà è
colpa di suo padre (nel senso generale, dei grandi per intenderci).
Ma metà è colpa sua, perché non è
stato capace di essere migliore di suo padre.
Perché altrimenti cosa farai, te la prenderai con
tuo padre per tutta la vita? A sessant’anni darai ancora
la colpa a lui dei tuoi fallimenti?
A sessant’anni se sei sereno, se hai fatto una bella vita
si vede che te la sei meritata.
Se è andata male cosa fai, te la prendi con Berlusconi?
Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.
E’ vero che l’inizio della propria vita dipende tanto dall’ambiente
in cui siamo cresciuti, però poi ad un certo punto
esci dal nido e devi anche essere capace di dire di no,
di fare le tue scelte usando la tua testa.
D) Però adesso si stenta sempre di più
a prendere il volo fuori dal nido, l’età di abbandono
della casa si allunga sempre di più.
R) Io capisco cosa mi dite. La mia generazione è
uscita presto di casa perché si stava male. Adesso
si sta troppo bene. Come dicevamo all’inizio, c’era pochissimo
dialogo. Se una ragazza diceva di aver fatto l’amore col
proprio ragazzo in famiglia succedeva una rivoluzione, la
mandavano dalle suore.
Non c’era la madre che diceva “Ma sei stata bene, com’è
andata”, cioè cercare di capire se è stata
una scelta serena e gradevole.
Il fatto che adesso i giovani si trovino in un luogo chiamato
casa meno conflittuale, dove tutto sommato si ricevono soldi
e libertà, allunga i tempi di distacco.
Io le mie fidanzate non le potevo portare a casa, non ci
sarebbero venute neanche loro!
Adesso vanno via i genitori per lasciare la casa libera
ai figli. E io credo sia diseducativo, perché anche
quelle esperienze lì bisogna saperle fare e avere
anche una certa autonomia.
Bisogna anche saper rischiare, non essere sempre tutelato.
I giovani ora sono accomodati in questa casa che è
diventata un Hotel Meublè, dove molti genitori fanno
più o meno da camerieri ma io non lo approvo.
Io sono andato fuori casa presto, lavoravo all’estero, vivendo
in una casa del comune in quattro o cinque, non era comodo
ma era molto più divertente che vivere a casa coi
genitori.
Ti formi, se vuoi far tardi fai tardi ma ti prendi la responsabilità
di ciò che fai, se ti ubriachi la mattina fai tardi
e non puoi andare a lezione. Ti assumi le responsabilità
della vita non perché papà viene lì
e ti gonfia la faccia, sei tu che devi capire usando la
tua testa cosa è giusto o no.
Questo vuol dire crescere. Alla tua età io vivevo
ad Amsterdam e avevo una fidanzata che scoprii poi essere
la figlia del direttore della Banca Centrale, stavamo insieme
in una casa che quando si è rotto il boiler abbiamo
aspettato due settimane a farlo aggiustare perché
eravamo senza soldi.
D’inverno la doccia fredda non era il massimo però
a quell’età lì lo fai e mi pare anche giusto.
Mi è stata di una tale utilità l’esperienza
di vedere quella ragazza, che non ha fatto una telefonata
a casa…io lo scoprii dopo che era la figlia dell’uomo economicamente
più potente dell’Olanda.
E non l’ha fatto per la semplice ragione che il padre le
avrebbe detto “arrangiati!”.
D) Questa è una realtà che riguarda soprattutto
i giovani italiani, affetti da mammonismo cronico. Direi
che non è così nel resto d’Europa.
R) Certo, perché se telefoni alla mamma dopo un
quarto d’ora è a casa , piangendo che poverina, ti
prende la polmonite, come farai? Che poi vuol dire…”Sei
deficiente, perché se non ci fossi io saresti morta
di freddo”.
Liberatevi da questa dipendenza perché è una
fregatura!
Queste facilitazioni sono una fregatura, non un regalo che
vi fanno.
Anche perché quest’età ce l’hai adesso e basta.
Ed è bene che le cose che fai adesso non le fai fra
dieci anni. Il discorso è che ognuno ha l’età
che ha. Altrimenti farai la ragazzina che non hai potuto
essere come tanti uomini adulti che avrai incontrato nella
tua vita sono più immaturi dei loro figli.
Questo è gravissimo.
D) Quali letture consiglierebbe a genitori e figli in
cerca d dialogo?(a parte i suoi utilissimi scritti, ovviamente!!)
R) Guarda, io preferisco evitare i manuali, che ti dicono
come fare. Il dialogo non ha bisogno di un manuale. Io non
posso mai andare in giro per l’Italia come faccio tutti
i giorni dicendo alle signore e signori che vengono a incontrarmi,
..lei deve fare così perché così va
fatto…offenderei la loro intelligenza. Non posso dire A,
B, C, D…Io posso dare dei suggerimenti, non delle regole.
Tutti i libri che contengono delle ricette, fuorchè
quelli di cucina , vanno evitati.
So che le mamme leggono una quantità industriale
di libri di psicologia per diventare madri migliori o leggono
il settimanale e si studiano le pagine che parlano dell’educazione
dei figli.
Io diffido di tutto questo. Nessun rapporto è migliorato
perché si è letto Freud, lui stesso fu un
disastro dal punto di vista personale. Ne io posso erigermi
ad esempio personalmente, perché credo di avere molti
difetti.
Ognuno deve sentirsi tranquillo nel proprio ruolo, un genitore
di fare il genitore, come può, come crede, come è
disposto a fare.
E il bello è che poi ognuno lo è diversamente.
Un papà che non c’è mai non è la stessa
cosa di un papà che alle sei del pomeriggio rotola
sul tappeto con il figlio. Sono due papà diversi,
io non critico ne uno ne l’altro, dico che avranno dei figli
diversi.
Educare, senza assumersi dei rischi non è possibile.
Questa è una regola fondamentale.
Noi siamo degli istruttori di volo.
Mio nonno è stato un grandissimo istruttore di volo,
mi ha dato istruzioni straordinarie, la curiosità,
la disponibilità, l’ottimismo. Non sapeva nemmeno
che doveva insegnarmele, non si metteva mica li con la bacchetta
sulla cattedra, lui viveva ed era un vivere sano, creativo
ed intelligente.
Per me è stato fondamentale. Io sono qui perché
devo ringraziare lui.
La vita secondo me si divide in due parti, una parte incassi
e l’altra parte dai. Ci sono parti in cui tiri, assorbi
dagli altri e parti in cui cerchi di dare. Io sono nel pieno
del mio sdebito.
Chi ha avuto poco forse avrà poco da ridare, io ho
avuto molto e so di dover dar molto.
Mi pare il minimo che posso fare per sdebitarmi di tutto
ciò che mi è stato dato, non solo dai genitori
ma anche dai maestri, dagli amori, dagli incontri importanti.
D) E’ anche vero che non tutti hanno la fortuna di fare
grandi incontri in grado di cambiare la vita. E’ un fatto
legato anche alla casualità, al destino e alla fortuna.
R) Si, è vero, però per prendere il treno
bisogna almeno andare in stazione. Non ho mai sentito di
un treno che ti viene a prendere a casa. Almeno lo sforzo
di andare in stazione lo bisogna fare.
Poi a volte il treno non passa, c’è sciopero, è
in ritardo e fa parte del gioco della vita ma tu devi essere
lì pronto. Ci deve essere quell’ottimismo nei confronti
del mondo che ti fa andare avanti.
Diceva Pessoa: “Nella vita non esiste il destino, ma esistono
gli appuntamenti”.
Accidenti se è vero. Ci devi essere, con la curiosità,
la disponibilità, la capacità di valutare
le cose che ti si propongono. Di tante cose poi magari ce
ne sono pochissime che vanno avanti, ma almeno ci devi provare..