|Paolo Crepet|


Paolo Crepet - 06/12/2003

A tre anni di distanza da "Non siamo capaci di ascoltarli", continua il viaggio appassionato di Crepet nelle molte Italie dove si gioca la partita più importante di tutte: quella dove in palio c'è la possibilità di un incontro tra «voi» e «noi», tra adulti e adolescenti, o il definitivo distacco sotto i colpi dell'indifferenza, la malattia mortale cresciuta in questi anni.
La nostra è stata più una chiaccherata informale più che una intervista vera e propria, che però mi ha aperto gli occhi su molti luoghi comuni in cui troppo spesso si casca.
Il suo ultimo libro, ”Voi, Noi” (sull’indifferenza di giovani e adulti), edito dall’Einaudi, è sicuramente una lettura utilissima per grandi e piccoli in cerca di dialogo, ma lui stesso diffida a dare consigli, crede fortemente che siamo noi tutti a doverci tirare su le maniche e trovare le risposte alle nostre domande e responsabilizzarci nei nostri ruoli, sia di figli che di genitori.
E ha pienamente ragione!



D) La nostra impressione è che il dialogo generazionale sia ormai quasi assente, che padri e figli si vivano addosso nella totale indifferenza e sterilità.


Perchè questo secondo Lei?

R) Non posso dire onestamente che anni fa fosse meglio.
Forse siete troppo giovani per ricordarvelo ma anni fa in famiglia non si parlava un granchè.
Una ragazza a casa con sua madre non parlava di amori e della vita privata che conduceva, non dico poi noi maschi con i nostri padri parlavamo al massimo della scuola, della facoltà che uno sceglieva.
Oggi nelle famiglie si parla molto di più. Mi sembrerebbe disonesto fare un quadro più grigio dei nostri giorni e credo ci siano le premesse per un cambiamento.

D) E' triste che il filo di continuità che dovrebbe legare i genitori ai figli si sia spezzato a causa della quasi totale mancanza di comunicazione.
Non crede che il silenzio sia addirittura peggio dello scontro, che se non altro implica un qualche rapporto che l'indifferenza preclude completamente?

R) Il conflitto, nel senso di confronto credo sia per certi punti di vista importante, altrimenti in una famiglia di cosa si parlerebbe? Nell’adolescenza è anche importante per crescere entrare in contrapposizione e in contraddizione coi padri, sapere cosa pensano, come reagiscono agli eventi del mondo. A sedici anni è importante sapere se tuo padre è d’accordo con la guerra o no, altrimenti con chi ti rapporti? I ragazzi non sanno nemmeno cosa votano i genitori e questa è una cosa molto grave. In certi momenti della vita, e l’adolescenza e uno di questi, hai bisogno di sapere cosa pensano i grandi, confrontandoti ,facendoti le ragioni. Come si fa ad essere pienamente d’accordo con un figlio? Se io ho cinquantadue anni, dovrei fingere per pensarla come un adolescente!
A diciott’anni vedevo le cose in bianco e nero, adesso la vita vissuta e anche i miei compromessi (non saranno tutte cose meravigliose!), le sfumature che vivendo uno acquista, le mediazioni che devi fare ti portano a vedere le cose diversamente.
A diciott’anni credevo di essere Don Chisciotte o uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, ma devi pensarla così, sarebbe drammatico che uno già a quell’età fosse soggetto ai compromessi.
Però esistono le età della vita. Pensa la noia se uno a diciott’anni vivesse già come uno a sessanta!

D) Però sarebbe bello, crescendo, riuscire a non perdere le altre età vissute!

R) I più saggi tra di noi non si dimenticano delle età vissute, come fai a dimenticarti dei primi amori (nella vita poi ci si augura di aver conosciuto più di un amore) e quindi di aver superato più di un imbarazzo, momenti che sono stati belli e terribili.
Chi è che si augura di non aver mai percepito quel batticuore, quell’incertezza, quella fragilità, dopo di che nella vita ci si impratichisce, che non vuol dire diventare più duri.
Semplicemente un uomo di mare è un uomo che ha perduto e si è rialzato tante volte.
Chi non ha mai perduto non ha mai vissuto.

D) Lei è uno dei pochi a credere ancora che valga la pena lottare per creare un ponte di comunicazione tra generazioni e l'ha dimostrato con anni di "azione sul campo", ma noi riscontriamo il più totale disinteresse da parte del mondo degli adulti alle sorti dei giovani, a cui si dà tutto materialmente parlando ma ben poco su piani profondi. Cosa ne pensa Lei?

R) Si, è così però io ho un atteggiamento diverso nei confronti dei giovani. Se uno vi ama deve anche essere severo con voi, nel senso che le pacche sulle spalle, i genitori che fanno gli amici non servono a niente. Io credo che i maestri debbano essere anche persone capaci di criticare , dire le cose che non vanno in faccia. Se uno vuole bene ad un ragazzo lo deve anche saper bocciare, mi spiego? Anche quella è una forma d’amore, perché ti insegna che forse certe cose era meglio che le facevi in un altro modo, che ti impegnavi un po’ di più .
Dall’altra parte ci deve essere anche un atteggiamento speculare.
I ragazzi piagnoni che mi dicono: ”Paolo, gli adulti non mi ascoltano” sarà tutto vero, ma innanzitutto bisogna anche riflettere sul fatto che le possibilità economiche e le libertà che ha un ragazzo oggi non erano immaginabili ai miei tempi. Da questo dovreste trarre giovamento, dovete arrabbiarvi di più e chiedere le cose con fermezza. Le cose non si chiedono una volta e poi basta.
Nei licei in cui vado a volte mi dicono ”Ma ho chiesto una cosa al preside e non ce la fa” io gli domando “Quante volte gliela hai chiesta?”…”Una volta”. Ma allora!!!
In poche parole, una cosa per principio io non la faccio.
Ma nella vita se già al primo tentativo di arrendi è già finita! Bisogna faticare un po’!

D) Forse si è persa la capacità di lottare per avere qualcosa, in questa società in cui tutto è terribilmente pret a porter.

R) Voi vi siete un po’ abituati a questa realtà.
C’è una famosa frase di Pasolini, delle Lettere Luterane, che ho citato da qualche parte e in cui mi ritrovo così bene: ”Non esistono figli innocenti”. E’ una frase molto bella.
Il ragazzo ha almeno metà delle responsabilità per aver fatto male una cosa, l’altra metà è colpa di suo padre (nel senso generale, dei grandi per intenderci).
Ma metà è colpa sua, perché non è stato capace di essere migliore di suo padre.
Perché altrimenti cosa farai, te la prenderai con tuo padre per tutta la vita? A sessant’anni darai ancora la colpa a lui dei tuoi fallimenti?
A sessant’anni se sei sereno, se hai fatto una bella vita si vede che te la sei meritata.
Se è andata male cosa fai, te la prendi con Berlusconi?
Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. E’ vero che l’inizio della propria vita dipende tanto dall’ambiente in cui siamo cresciuti, però poi ad un certo punto esci dal nido e devi anche essere capace di dire di no, di fare le tue scelte usando la tua testa.

D) Però adesso si stenta sempre di più a prendere il volo fuori dal nido, l’età di abbandono della casa si allunga sempre di più.

R) Io capisco cosa mi dite. La mia generazione è uscita presto di casa perché si stava male. Adesso si sta troppo bene. Come dicevamo all’inizio, c’era pochissimo dialogo. Se una ragazza diceva di aver fatto l’amore col proprio ragazzo in famiglia succedeva una rivoluzione, la mandavano dalle suore.
Non c’era la madre che diceva “Ma sei stata bene, com’è andata”, cioè cercare di capire se è stata una scelta serena e gradevole.
Il fatto che adesso i giovani si trovino in un luogo chiamato casa meno conflittuale, dove tutto sommato si ricevono soldi e libertà, allunga i tempi di distacco.
Io le mie fidanzate non le potevo portare a casa, non ci sarebbero venute neanche loro!
Adesso vanno via i genitori per lasciare la casa libera ai figli. E io credo sia diseducativo, perché anche quelle esperienze lì bisogna saperle fare e avere anche una certa autonomia.
Bisogna anche saper rischiare, non essere sempre tutelato.
I giovani ora sono accomodati in questa casa che è diventata un Hotel Meublè, dove molti genitori fanno più o meno da camerieri ma io non lo approvo.
Io sono andato fuori casa presto, lavoravo all’estero, vivendo in una casa del comune in quattro o cinque, non era comodo ma era molto più divertente che vivere a casa coi genitori.
Ti formi, se vuoi far tardi fai tardi ma ti prendi la responsabilità di ciò che fai, se ti ubriachi la mattina fai tardi e non puoi andare a lezione. Ti assumi le responsabilità della vita non perché papà viene lì e ti gonfia la faccia, sei tu che devi capire usando la tua testa cosa è giusto o no.
Questo vuol dire crescere. Alla tua età io vivevo ad Amsterdam e avevo una fidanzata che scoprii poi essere la figlia del direttore della Banca Centrale, stavamo insieme in una casa che quando si è rotto il boiler abbiamo aspettato due settimane a farlo aggiustare perché eravamo senza soldi.
D’inverno la doccia fredda non era il massimo però a quell’età lì lo fai e mi pare anche giusto.
Mi è stata di una tale utilità l’esperienza di vedere quella ragazza, che non ha fatto una telefonata a casa…io lo scoprii dopo che era la figlia dell’uomo economicamente più potente dell’Olanda.
E non l’ha fatto per la semplice ragione che il padre le avrebbe detto “arrangiati!”.

D) Questa è una realtà che riguarda soprattutto i giovani italiani, affetti da mammonismo cronico. Direi che non è così nel resto d’Europa.

R) Certo, perché se telefoni alla mamma dopo un quarto d’ora è a casa , piangendo che poverina, ti prende la polmonite, come farai? Che poi vuol dire…”Sei deficiente, perché se non ci fossi io saresti morta di freddo”.
Liberatevi da questa dipendenza perché è una fregatura!
Queste facilitazioni sono una fregatura, non un regalo che vi fanno.
Anche perché quest’età ce l’hai adesso e basta. Ed è bene che le cose che fai adesso non le fai fra dieci anni. Il discorso è che ognuno ha l’età che ha. Altrimenti farai la ragazzina che non hai potuto essere come tanti uomini adulti che avrai incontrato nella tua vita sono più immaturi dei loro figli.
Questo è gravissimo.

D) Quali letture consiglierebbe a genitori e figli in cerca d dialogo?(a parte i suoi utilissimi scritti, ovviamente!!)

R) Guarda, io preferisco evitare i manuali, che ti dicono come fare. Il dialogo non ha bisogno di un manuale. Io non posso mai andare in giro per l’Italia come faccio tutti i giorni dicendo alle signore e signori che vengono a incontrarmi, ..lei deve fare così perché così va fatto…offenderei la loro intelligenza. Non posso dire A, B, C, D…Io posso dare dei suggerimenti, non delle regole.
Tutti i libri che contengono delle ricette, fuorchè quelli di cucina , vanno evitati.
So che le mamme leggono una quantità industriale di libri di psicologia per diventare madri migliori o leggono il settimanale e si studiano le pagine che parlano dell’educazione dei figli.
Io diffido di tutto questo. Nessun rapporto è migliorato perché si è letto Freud, lui stesso fu un disastro dal punto di vista personale. Ne io posso erigermi ad esempio personalmente, perché credo di avere molti difetti.
Ognuno deve sentirsi tranquillo nel proprio ruolo, un genitore di fare il genitore, come può, come crede, come è disposto a fare.
E il bello è che poi ognuno lo è diversamente. Un papà che non c’è mai non è la stessa cosa di un papà che alle sei del pomeriggio rotola sul tappeto con il figlio. Sono due papà diversi, io non critico ne uno ne l’altro, dico che avranno dei figli diversi.
Educare, senza assumersi dei rischi non è possibile. Questa è una regola fondamentale.
Noi siamo degli istruttori di volo.
Mio nonno è stato un grandissimo istruttore di volo, mi ha dato istruzioni straordinarie, la curiosità, la disponibilità, l’ottimismo. Non sapeva nemmeno che doveva insegnarmele, non si metteva mica li con la bacchetta sulla cattedra, lui viveva ed era un vivere sano, creativo ed intelligente.
Per me è stato fondamentale. Io sono qui perché devo ringraziare lui.
La vita secondo me si divide in due parti, una parte incassi e l’altra parte dai. Ci sono parti in cui tiri, assorbi dagli altri e parti in cui cerchi di dare. Io sono nel pieno del mio sdebito.
Chi ha avuto poco forse avrà poco da ridare, io ho avuto molto e so di dover dar molto.
Mi pare il minimo che posso fare per sdebitarmi di tutto ciò che mi è stato dato, non solo dai genitori ma anche dai maestri, dagli amori, dagli incontri importanti.

D) E’ anche vero che non tutti hanno la fortuna di fare grandi incontri in grado di cambiare la vita. E’ un fatto legato anche alla casualità, al destino e alla fortuna.

R) Si, è vero, però per prendere il treno bisogna almeno andare in stazione. Non ho mai sentito di un treno che ti viene a prendere a casa. Almeno lo sforzo di andare in stazione lo bisogna fare.
Poi a volte il treno non passa, c’è sciopero, è in ritardo e fa parte del gioco della vita ma tu devi essere lì pronto. Ci deve essere quell’ottimismo nei confronti del mondo che ti fa andare avanti.
Diceva Pessoa: “Nella vita non esiste il destino, ma esistono gli appuntamenti”.
Accidenti se è vero. Ci devi essere, con la curiosità, la disponibilità, la capacità di valutare le cose che ti si propongono. Di tante cose poi magari ce ne sono pochissime che vanno avanti, ma almeno ci devi provare..