D) Sei un personaggio assolutamente poliedrico e con un percorso
carsico che lascia intravedere un’enorme passione per la bellezza
espressiva dell’arte in tutte le sue forme…disegno, musica,
scrittura ( e magari, anche cinema!).
Quanto l’immenso pensiero di Giordano Bruno ti ha condotto
verso l’espressione artistica, o è stato forse l’amore
per quest’ultima che ti ha avvicinato a lui?
R) Disegno da quando ero bambino. L'incontro con Bruno
risale invece agli studi del liceo. Ma la cronologia è
una categoria mentale di cui, ormai, faccio volentieri a
meno
. Perchè la realtà e il tempo spesso sembrano
obbedire più a leggi di circolarità che a
concetti lineari. Il fatto di voler riconsegnare adesso
a Bruno la potenza dell'immagine, cancellata da chi ha conservato
il potere proprio in virtù di simboli ed iconografia,
potrebbe essere letto come un cerchio spezzato nel 1600
che starebbe finalmente per ricomporsi. La "civiltà"
dell'immagine spacciata come fenomeno dei nostri giorni,
se si riflette bene, non è affatto questa gran novità
storica. La Chiesa ha sempre utilizzato pittori e scultori
come oggi gli imprenditori utilizzano i grafici pubblicitari,
ed i santi esattamente come le ditte fanno con i testimonial.
Che sia Bruno a condurmi verso la realizzazione di quest'opera è vero nella misura in cui dovrò utilizzare
un nuovo medium, il romanzo grafico anzichè il fumetto
tradizionale sviluppato in sequenza di riquadri regolari,
per illustrare non soltanto vicende ed eventi storici, ma
penetrare e restituire al bianco delle tavole una forma
mentis decisamente fuori dagli schemi.
D) Osservando i tuoi lavori colgo la tua inclinazione a
lasciarti ispirare soprattutto dall’universo femminile,
forse questo perché loro incarnano la bellezza e
la potenza della natura più di quanto l’uomo possa
rappresentare.
Quasi solo cantanti però, questo perché attraverso
la loro musica trai maggiore ispirazione o è casuale?
R) Le donne sono decisamente più interessanti, e
non solo come muse per disegnare o creare immagini... La
voce straordinaria di alcune di queste in effetti mi ha
stregato a tal punto (sindrome di Ulisse?), da dar vita
a commistioni di linguaggi molto interessanti.
Altre hanno catturato la mia attenzione per il look, per
la carica sensuale o semplicemente perchè mi divertiva
l'idea di ritrarle e "scarabocchiarle".
E' una donna la guerriera protagonista di Cobalto, il mio
fumetto principale. In questo caso però la scelta
è stata dettata dal non voler ripetere il clichè
del solito eroe maschile che impugna la solita pistola e
dal proporre invece una donna che tende la corda di un arco
e pizzica quelle di un'arpa. Anche nel fumetto su Bruno
sono due donne, Morgana B. e Minerva, a dividere le scene
con lui e a guidarlo fra visioni e realtà parallele,
così come Virgilio guidava Dante fra i gironi dell'inferno.
La donna è stata mortificata nei secoli da religioni
e costumi sociali impositivi. Occorrerebbe adesso che il
suo corpo nudo si riappropiasse della dirompente energia
che aveva nell'arte classica ed in quella rinascimentale,
quando coincideva con psiche e risveglio dei sensi, mentre
in questa società viene sfruttato biecamente soltanto
per vendere yogurt e cellulari.
D) Leggendo una tua intervista ho apprezzato il tuo voler
sottolineare l’aspetto Dionisiaco di Bruno, così
da sfatare l’immagine volutamente ombrosa e irascibile dipinta
dai suoi biografi nel corso dei secoli.
Nel sottotitolo del Candelaio, una sua commedia di grande
successo, lui si descrive così:
“academico de nulla academia, detto il fastidito. In tristitia
hilaris, in hilaritate tristi”…e nello stesso Anti prologo
dell’opera fa di se un autoritratto ironico e gustoso, che
smitizza il temperamento malinconico con cui si era cercato
di dipingerlo.
Cosa ne pensi, sei d’accordo con questa visione dell’uomo?
R) L'immagine di malmostoso che la storia ci restituisce
è sicuramente quella che appartiene maggiormente
a Bruno. Il volto perennemente corrucciato e pensoso che
si oppone sprezzante ai dogmatici che tentano di piegarlo
mentre lui taglia il silenzio con l'ennesimo "non è
vero", si è alternata però a quello di
un uomo che contemplava con meraviglia di bambino le stelle
e la potenza della natura, sorrideva al ricordo di Morgana
e della amata Nola, si faceva beffa di asini e pedanti che
il destino gli poneva dinanzi e s'inebriava dei piaceri
che può donare il vino e le donne. La coincidenza
degli opposti da lui tanto proclamata si sostanzia anche
in questo senso ed io cercherò nell'opera di dare
spazio ad entrambi gli aspetti, cercando di non sottrarre
drammaticità alla vicenda umana, che resta profondamente
tragica.
D) Il filosofo Matteo d’Amico, ha sottolineato, come fai
tu d’altronde, le analogie fra il tempo in cui visse Giordano
Bruno e il nostro e evidenzia nei suoi scritti quanto questa
figura incarni più di ogni altra la grandezza e le
contraddizioni del Rinascimento e anticipi il trionfo e
la tragedia del mondo moderno. Credi che abbia ragione?
R)Le similitudini tra il nostro tempo e quello di Bruno
in effetti sono tantissime; Vico aveva ragione quando rilevava
(e rivelava) la ciclicità degli eventi nella storia.
La natura (umana) seppur in contesti temporali diversi,
altro non fa che riproporre se stessa così com'è.
Chi brandisce lo scettro del potere, lo usa in primo luogo
per mantenerlo il più a lungo possibile. Per questo
le diversità ideologiche e religiose vengono periodicamente
restaurate e riproposte come pretesti di scontro, anzichè
come motivo di arricchimento e crescita, affinchè
non si alterino equilibri esistenti e ognuno possa conservare
intatto il ruolo che ha. Ignoranza e superstizione da medioevo
vengono, oggi come allora, alimentati e maneggiati ad arte
per addormentare le coscienze e tener ben ferma la gente
in condizioni subalterne, di utenti, clienti, consumatori,
elettori, fedeli etc.
Chi si oppone a queste forme di letargo mentale imposto
da televisione, pulpiti e nuove forme censorie, sempre più
subdole, viene messo quasi sempre in condizione di non "nuocere".
L'Homo Novus che invocava Bruno nel suo tempo, quello che
poteva attingere liberamente a tutto il sapere, domare le
energie della natura, innalzare lo sguardo verso gli infiniti
mondi senza che un Dio castigatore ed i suoi rappresenti
nerovestiti gli impedissero di vedere, è ancora in
uno stadio embrionale, purtroppo.
D) Quanto peso ha il pensiero vasto di Bruno in tutto ciò
che fai, come artista ma anche come uomo?
R)Tantissimo. Adesso poi, che sto lavorando al progetto
the Nolan, con la mente inabissata nei testi di riferimento
e tutte le immagini che affollano pensieri e sogni, posso
dire che la compenetrazione con Bruno è quasi totale.
Ed è un bene che sia così, perchè l'intenzione
è proprio quella di entrare nella sua testa, leggere
il mondo secondo le sue idee, e tradurre poi il tutto in
linguaggio grafico. Non riesco a scindere la dimensione
dell'artista da quella dell'uomo e non riesco a distinguere
nel mio pensiero quello di Bruno. Tutto gioca a confondersi
e a coincidere, non ci sono selettori nel cranio da spostare
su e giù. Alla fine mi ritrovo ad agire e ad operare
scelte in base alla totalità di quello che sono,
senza vivisezionare idee e pensieri.
D) Quali progetti stai portando avanti ora e quante difficoltà
stai incontrando?
R) I progetti sono diversi. Oltre a questo su Bruno, che
è enorme, ho il primo numero della serie Cobalto
da disegnare, ed altre idee, vecchie e nuove, da sviluppare
o completare. E' bello lavorare a più cose contemporaneamente,
sta diventando quasi un metodo, o un non metodo, a seconda
dei punti di vista. Il mettere in relazione cose diverse,
soprattutto se lo sono per stile e contenuti, aiuta a vedere
gli errori, non annoia gli occhi e migliora tutto quello
che si fa. Le difficoltà sono legate al fatto che
purtroppo manca oggi un Lorenzo il Magnifico che prenda
sotto l'ala protettrice chi ha deciso di preoccuparsi solo
di esprimersi con l'arte, fregandosene dei compromessi sociali
e dei tanti "dover essere" e "dover fare"
per sopravvivere.
Nonostante la marea di complimenti che ricevo da chi apprezza
questo progetto su Bruno e chiede quando potrà averlo
fra le mani, nessun editore finora si è dichiarato
disposto a pubblicarlo. Dovrò darmi da fare, cercare
strade alternative, non ufficiali, probabilmente fuori dall'Italia.
A quanto pare nel nostro paese c'è qualcuno che teme
ancora le idee di Bruno da ostacolarne la diffusione, forse
proprio perchè per la prima volta il suo pensiero
può contare sulla forza associativa ed evocativa
delle immagini, che s'imprimono nella memoria più
del testo.
D) Noi chiediamo sempre, ai nostri intervistati , consigli
di lettura particolarmente sentiti.
Quali sono state le letture che ti hanno formato da ragazzino,
oltre Giordano ovviamente?
R) Non saprei cosa consigliare, credo che la lettura sia
una questione personale, per non dire intima, fatta di incastri
mentali, che ognuno dovrebbe scoprire e ricercare da solo
in base al proprio profilo. Invito però chi legge
queste mie righe ad andare più spesso nelle librerie,
a considerarle come degli organismi viventi che hanno bisogno
di contatto. Abbandonarsi al vagabondaggio fra gli scaffali,
perdersi ed ascoltare le voci lontane degli invisibili che
hanno consegnato le proprie idee all'eternità di
carta e inchiostro. Quanto alle letture che mi hanno formato,
o per meglio dire deformato, Henry Miller, nella globalità
delle sua produzione, è lo scrittore che ho letto
di più e che amo visceralmente. Un fiume in piena,
un demiurgo incontrollabile, un genio anarcoide nelle cui
pagine esplode tutta l'energia e la sensualità della
vita vissuta fino in fondo.