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D) Ciao Luca, vuoi parlarci un po’ del tuo libro “Maneggiare con cura” ?
R) Sì, grazie, innanzitutto vorrei ringraziare Agorà per questa possibilità e, naturalmente, Tiziana per il grande aiuto che mi ha sempre dato. “Maneggiare con cura” è un viaggio dentro al male alla costante ricerca del bene, mi si è detto che io e il mio libro parliamo ai giovani, quasi con aria sprezzante e di sufficienza, io credo che questa affermazione sia limitante, ma forse il limite sta in chi se ne è fatto portavoce. Parlo ai giovani di spirito, questo sì: a tutte quelle persone che, indipendentemente dall’età anagrafica, hanno ancora la spinta emotiva che li porta a proporsi, a fare e ad interrogarsi. Troppa gente ha capito tutto nella vita, forse il solo modo per avvicinarsi a questo traguardo è continuare a desiderare e a porsi delle domande. Io, nella mia immensa fallibilità, spero con questo mio scritto di aver risposto ad alcune di esse e di aver contribuito a presentarne di nuove. “Maneggiare con cura” è un romanzo duro, psicotico e, in alcuni tratti, persino divertente; o almeno questo era l’intento di chi l’ha scritto. La trama è intrisa di malattia mentale e sesso, ma tutto ciò è solo il viatico necessario per esprimere altri valori.
D) Bene, hai parlato di valori, affinché chi legge questa intervista possa comprendere meglio, ci puoi dire quali sono i valori che hai voluto esprimere nella tua opera e quali sono i tuoi personali?
R) (Risata) Scusami, no veramente perdonami il cinismo, ma non mi posso esimere dal risponderti come un aspirante miss: la famiglia, la mia nazione, la torta della nonna e la pace nel mondo.
D) No, dai, sul serio...
R) Ok, sul serio: dall’elenco precedente toglierei la torta della nonna e salverei il resto. La famiglia è fondamentale, sia in senso stretto, sia allargando il discorso a chi ne diventa parte nel corso della vita. La nazione è importante in quanto io sono un nazionalista convinto, credo che le origini siano da preservare: dobbiamo sapere da dove veniamo per comprendere bene dove stiamo andando. La pace nel mondo sarebbe auspicabile ovviamente, ma, altrettanto ovviamente, rimarrà una chimera perché non sono gli uomini migliori a decidere e la politica economica avrà sempre il sopravvento. In tutta probabilità in “Maneggiare con cura” viene fuori questa mia vene nichilista, ma, come si può capire, io credo in qualcosa, ho solamente poca fiducia nel tipo-uomo.
D) Secondo te l’arte può fare qualcosa in questo senso? Intendo aiutare a cambiare le cose...
R) In tutta sincerità, non penso. L’arte è la più alta manifestazione dell’uomo, quella che lo avvicina a Dio, ma non si vive di sola arte purtroppo e la stessa è troppo legata al business e alla collusione nel suo iter verso la visibilità. Questo è il motivo per il quale musica leggera, tv, cinema ed editoria sono oggi in Italia al livello in cui si trovano: la maggior parte delle persone di valore abbandona a volte anche prima di cominciare, è probabile che esse manchino anche di costanza, ma garantisco che lottare contro i mulini a vento e vedere certi individui ottenere fama è un vero e proprio insulto, nonché fonte di avvilimento. Così noi Italiani, popolo di artisti da sempre, ci troviamo ad avere dei prodotti validi in un mondo sommerso fatto di mille difficoltà, sacrifici personali e sforzi economici: le cose migliore finiscono, quando va bene, in cinefestival minori, in mostre locali, nei piano-bar e nei cassetti polverosi di una gloria negata. Solo pochi, tra coloro i quali sono arrivati al successo, lo meritano veramente, ma anche solo quei pochi servono da stimolo a chi vive per esprimersi artisticamente e non potrebbe fare altrimenti.
D) Cosa si può fare per mutare questo stato di cose?
R) Misure drastiche: francamente non mi curo di cosa capita all’estero, ma sogno un Italia Repubblica Meritocratica fondata sul Valore proprio dell’Individuo: in tutti i campi e, prima di ogni altro, nell’arte visto che, alla fine, sarà questa a parlare del nostro tempo ai posteri. Farò proposte scomode ma non campate in aria: bisogna che qualcuno le faccia prima o poi e, in fin dei conti, detesto chi si tiene sul vago per paura che altri si risentano. Innanzi tutto una legge che imponga ai figli d’arte di non seguire la carriera dei genitori proprio in campo artistico: si perderanno alcuni personaggi valevoli ma si libereranno molti posti e, nel numero, ci guadagneremo sicuramente in qualità. Provini non menzogneri che premino realmente gli uomini migliori e che non diano spazio a quelli che ci si diverte a definire particolari, ma che sono in realtà individui bassi. L’istituzione di commissioni atte a valutare le opere e le idee in base al loro effettivo valore e non al curriculum di chi le presenta, l’esatto opposto di quel che sta facendo Urbani. Se non si fa questo, si continuerà con i vecchi baroni e i giovani, ricchi di risorse, non avranno mai spazio. Dette opere devono venir finanziate per intero, ma il compito dello stato non si può fermare qui e si deve provvedere a concedere anche una rete di distribuzione ed una propaganda adeguata; questo anche allo scopo di tutelare l’investimento, visto che è inutile stanziare del denaro per foraggiare qualcuno che poi si trova impossibilitato a fare incassi al botteghino. Bisogna anche adoperarsi nel creare dei forum e delle banche dati con il patrocinio dello stato, al fine di concedere un serio punto di incontro agli artisti che, pur lontani, tramite il web possono incontrarsi e creare nuovi importanti sodalizi. E’ fondamentale che vi sia poi un garante sopra le parti a vigilare su tutto questo.
D) Hai le idee chiare su questo fronte, ti interessa anche la politica?
R) Questa è una domanda trabocchetto... Un artista non dovrebbe avere un colore secondo me. Ti faccio un esempio: I Nomadi sono un grande gruppo ma sono celebri per “Vagabondo” che è una canzone esistenziale nella quale si può riconoscere tanto un islamico, quanto un nazista. Il resto della loro produzione non risulta allo stesso livello perché è pregna di propaganda nostalgico-bolscevica. Bisogna separare la persona dall’artista, ma, in quanto essere umano ho una mia idea politica che, in tutta probabilità, mi chiuderà delle porte... Tant’è... Ci sono ormai abituato e quindi ammetto tranquillamente di essere un’idealista e un’idealista, tu mi insegni, non potrà e non vorrà mai fare politica. Il mio cantuccio comunque lo si trova camminando a destra, ma si deve camminare a lungo per arrivarci...
D) Pensi che ci siano delle preclusioni in tal senso? Voglio dire: si dice sempre che il mondo della cultura e quello dello spettacolo, che sono molto correlati, si schierino a sinistra... Credi che sia così?
R) Mi consento solo di risponderti che nei luoghi comuni c’è sempre un fondo di verità. Credo che sia una limitazione mentale pensare che ciò che è alto culturalmente venga dalla sinistra; forse ciò capita perché a destra ci sono dei pensatori imperfetti, cioè quelli che, dopo aver ponderato bene, si spingono anche ad agire di conseguenza: non ce lo perdoneranno mai; forse i puristi del pensiero, che sono a sinistra, considerano una vergognosa aberrazione possedere l’ardire di tradurlo in realtà.
D) Visto che fino ad ora non ti sei fatto problemi a rispondere sinceramente, ti vorrei fare qualche domanda personale: il tuo rapporto con il prossimo.
R) Se sei fortunato incontri poche persone con le quali vorresti passare il tempo a discorrere, il resto è interazione forzata; amo il prossimo quando posso evitare di sentirne la presenza, l’uomo raggiunge il massimo nella solitudine.
D) E con le donne?
R) Le donne sono esseri umani e quindi vale lo stesso discorso.
D) Volevo capire che tipo di rapporto hai con l’universo femminile, come deve essere una donna per piacerti?
R) Ah, ok, le donne belle, angeliche, buone, non oppressive; stare abbracciato con la donna che amo davanti alla tv sotto ad una coperta e parlare di tutto o non parlare affatto. La donna è un assaggio del paradiso. Non ho citato l’intelligenza non perché non la consideri fondamentale ma perché per me è scontata. Mi fanno ridere quelle brutte che dicono che le belle sono di bassi valori morali o poco intelligenti: è fin troppo palese che cercano una sorta di rivalsa per la loro scarsa appetibilità.
D) L’aspetto fisico è importante quindi... Anche il sesso?
R) Sì, l’aspetto è imprescindibile; il sesso è importante ma in una relazione ci sono cose molto più importanti... (Risata) Di solito parlano così quelli che hanno fatto tanto sesso o quelli che non ne hanno fatto mai. Io non me la voglio tirare e quindi mi limiterò ad ammettere che non sono vergine...
D) Per concludere: Timori, progetti futuri?
R) Timore di invecchiare e non essere più fisicamente come sono ora, ma tenterò di mantenere un decoro. Progetti: non li dico, ah, no, uno lo dico, è più una speranza: vivere il numero più alto possibile di momenti di pace interiore e sperare che per gli altri sia lo stesso. Ancora grazie.
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