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Giuseppe Altamore è nato il 22 marzo del 1956, un segno del destino abita nella data della sua nascita, poiché il 22 marzo è anche la giornata mondiale dell'acqua. E sotto il segno dell'acqua sono le ricerche, le denunce e gli importanti lavori che questo interessante sociologo e giornalista sta portando avanti da un po' di anni a questa parte. Laureato in sociologia, giornalista, vive e lavora a Milano. Come vicecaporedattore di “Famiglia Cristiana” si occupa prevalentemente di economia, di consumi e di sicurezza alimentare con diverse inchieste dedicate all’affaire delle acque minerali.
Giuseppe Altamore ha anche ricevuto, inaspettatamente, il premio internazionale Scritture d'acqua. E’ lui il vincitore della IX edizione, per la sezione
letteratura e arte. Il premio per la sezione scienza e tecnologia è andato
all'idrobiologo belga Koen Martens. La cerimonia di assegnazione si è tenuta il
20 novembre presso la Corte di Giarola (Parma). Alleghiamo qui cosa è stato scritto dell’evento dalla Gazzetta di Parma.
È autore di cinque libri:
Europa, istruzioni per l’uso (Oscar Mondadori, 1992)
Tutte le parole dell’economia (Oscar Mondadori, 1994)
Personal budget (Sole24 Ore, 2001)
Qualcuno vuol darcela a bere. Acque minerali, uno scandalo sommerso (Fratelli Frilli Editori, 2003)
I predoni dell’acqua, acquedotti, rubinetti, bottiglie, chi guadagna e chi perde (Edizioni San Paolo, 2004)
DENUNCE DI ALTAMORE
CALENDARIO APPUNTAMENTI
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Personal Budget , Giuseppe Altamore
Il Sole 24 Ore 2001
Il futuro della famiglia è diventato più complesso e in un certo senso più incerto, è quindi vitale tenere sotto controllo il bilancio domestico e, ancor di più, abituarsi a programmare il proprio futuro finanziario. Questo libro, assieme al cd-rom che permette di controllare i conti, è uno strumento per incominciare a mettere ordine nell'economia personale e della famiglia. Ma è anche un prezioso alleato per evitare le sorprese di un mutuo o per sapere come richiedere un credito al consumo, per valutare quanto si può spendere per acquistare la casa, per capire come si possono investire i propri risparmi per affrontare con maggior serenità il futuro previdenziale.
Contenuto:
Chiaro, completo e pratico, questo kit, composto da libro più cd rom, è stato pensato appositamente per aiutare le famiglie a gestire al meglio il loro bilancio. Si rivolge infatti a coloro che nel complesso panorama finanziario dei nostri giorni si trovano spesso a dover fare i conti con minori sicurezze in campo previdenziale e assistenziale e con un universo degli investimenti sempre più complicato.
Grazie alla semplicità di utilizzo Personal budget si rivela adatto a un vasto pubblico, compresi gli inesperti in materia. Il volume, a cura di Giuseppe Altamore, giornalista esperto di economia e diritti dei consumatori, spiega con rigore e chiarezza quali sono i passi che si devono compiere e perché è importante farli per pianificare spese e investimenti e garantirsi un'indipendenza finanziaria e un futuro sereno. Il software contenuto nel cd rom allegato, compatibile con sistema operativo Windows, permette di mettere in pratica i consigli e i suggerimenti del volume e di tenere costantemente sotto controllo la situazione economico-finanziaria personale e della famiglia. Si parte dalla fotografia della capacità di risparmio e di generazione di reddito per poi passare a un budget in cui annotare entrate, uscite e investimenti. Attorno a questo strumento principale si sviluppano una serie di moduli complementari che permettono di capire quanto risparmiare, come e per che cosa, facendo gli investimenti che meglio si adattano alle proprie inclinazioni ed esigenze. Altri moduli consentono inoltre di controllare il proprio profilo di investitori, la resa degli investimenti e una serie di costi quali il mutuo più conveniente, il costo dell'auto, la scelta tra affitto e acquisto della casa.
Inizio
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Qualcuno vuol darcela a bere , Giuseppe Altamore
Fratelli FrIli Editori
Il libro spiega quali interessi hanno spinto l’industria dell’acqua minerale a usare ogni mezzo per condizionare le scelte del Parlamento, fino a bloccare almeno due tentativi di riforma della normativa che regola il settore. Si racconta come un perito chimico italiano sia riuscito a far avviare una procedura d’infrazione dell’Unione europea nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle direttive europee in materia di tutela della salute dei consumatori e come ancora una volta l’abbiano spuntata le multinazionali dell’acqua, che sono riuscite ad aggirare le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e perfino le severe norme del Codex alimentarius che regolano il commercio internazionale. Ma che cosa hanno da nascondere i produttori di acqua minerale? Che cosa rischiano i consumatori che non sanno che cosa si nasconde nella bottiglia? Intanto, ben due procure della Repubblica (Torino e Bari) stanno indagando sull’affaire della minerale. Ci sono già stati dei sequestri e il ministero della Salute ha sospeso qualche autorizzazione e ben 89 marche sarebbero fuori legge perché contengono fenoli, idrocarburi e tetracloroetilene. Il libro si chiude con un ampio capitolo dedicato ai rischi legati soprattutto al cloro impiegato per disinfettare l’acqua potabile.
Introduzione al libro:
Pura, leggera, povera di sodio, diuretica, digestiva... Oltre che dissetare, la fonte della vita sembra essere una sorta di panacea per tutti i mali che affliggono l’uomo contemporaneo. Purché si tratti di un prodotto imbottigliato, con una marca e uno slogan allettante quanto martellante. Se le qualità che vogliono “darci a bere” sono note, meno conosciute sono le eventuali controindicazioni che pure esistono. Qui però non vogliamo annoiarvi proponendo solo una sorta di guida agli acquisti, quanto rivelarvi ciò che di solito è quasi un segreto di stato: la composizione analitica dell’acqua minerale, con l’elenco delle concentrazioni di 19 sostanze tossiche che non devono esserci o se ci sono devono essere contenute entro limiti fissati dalle autorità sanitarie internazionali. Limiti che sono in gran parte ignorati dalla legge italiana, con grave pregiudizio per la salute di tutti i consumatori. Discutendo amabilmente di tutto ciò con un amico, mi è stato detto: “Ma nessuno è mai morto bevendo una bottiglia di minerale”. Certo, ma gli esperti di sicurezza alimentare sanno quanto pericolose siano le intossicazioni croniche a lunga scadenza di cui si occupano eminenti ricercatori di mezzo mondo, soprattutto a causa del crescente inquinamento ambientale che, inevitabilmente contamina le falde più profonde.
“L’acqua viene ingerita, come ogni altro alimento, direttamente o indirettamente, contribuendo così al rischio complessivo al quale si espongono i consumatori attraverso l’ingestione di sostanze, tra cui contaminanti chimici e microbiologici”. Un principio affermato dall’Unione europea (CE n. 2, Gazzetta ufficiale comunità europea del 7/1/2002) destinato a rivoluzionare tutto il settore dell’acqua. L’UE stabilisce così i princìpi e i requisiti generali della legislazione alimentare e istituisce l’Autorità europea degli alimenti che “tiene conto della salute e del benessere degli animali, della salute dei vegetali e dell’ambiente...”. Perfino l’acqua per usi agricoli rientra nel tema della sicurezza alimentare. Gli inquinanti chimici in concentrazioni elevate rischiano, infatti, di entrare nel complesso ciclo della catena biologica e attraverso piante e animali possono compromettere la salute dell’uomo.
L’attenzione dell’Unione europea, e di altri organismi internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità, per il tema della sicurezza dell’acqua a uso umano è via via aumentata nel corso degli anni, soprattutto alla luce delle ultime evidenze epidemiologiche. Tanto che il Comitato permanente della catena alimentare dell’UE ha varato, il 16 maggio 2003, una direttiva relativa alle acque minerali che rafforza, dal 1° gennaio 2004, la legislazione sui livelli massimi consentiti per alcune sostanze indesiderabili e sull’etichettatura. David Byrne, Commissario europeo per la sicurezza alimentare ha dichiarato: “La produzione di acqua minerale è stata già sottomessa a regole comunitarie molto severe per garantire la purezza di questo tipo di acqua che deve essere immune da ogni forma di contaminazione o di inquinamento. Tuttavia, talune sostanze, trasferite naturalmente alle acque minerali a seguito di una lunga filtrazione sotterranea, possono in certi casi rappresentare un rischio a lungo termine per la salute pubblica. È necessario quindi limitare la concentrazione massima ammissibile per le sostanze indesiderabili, conformemente ai dati scientifici europei e internazionali più recenti”.
Sono 16 le sostanze, tutte di origine naturale, che dovranno essere monitorate e limitate secondo quanto prescrive l’Oms e il Codex alimentarius (il codice internazionale delle norme sanitarie). L’arsenico, per esempio (a determinate concentrazioni), può determinare un possibile rischio di sviluppare un tumore. Ebbene, fino al 2001 le acque minerali italiane potevano, secondo la legge, contenere fino a 200 microgrammi/litro (µg/l) di arsenico, mentre l’acqua di rubinetto aveva un limite massimo di 50 µg/l. A seguito dell’apertura di una procedura d’infrazione dell’Unione europea, l’Italia, seppure parzialmente, è corsa ai ripari. Ma ha fissato a 50 µg/l il limite per l’arsenico quando l’Oms e il Codex alimentarius raccomandano da tempo una concentrazione massima di 10 µg/l, limite che è stato già recepito per l’acqua di rubinetto. Altri clamorosi casi riguardano il manganese e il bario. Addirittura per taluni metalli pesanti non sono previsti limiti. Allo stato attuale, il consumatore non è in grado di sapere che cosa effettivamente contiene una bottiglia di minerale, perché non è previsto l’obbligo di indicare la composizione analitica completa delle 19 sostanze più pericolose per la salute.
Sono troppe le lacune e le zone d’ombra di un prodotto di larghissimo consumo, praticamente un sostituto dell’acqua di rubinetto. Ci sono infatti regioni dove oltre il 90% della popolazione utilizza l’acqua minerale in sostituzione dell’acqua potabile.
In questo libro non vogliamo affermare che tutte le acque minerali costituiscono un rischio per la salute. Sicuramente esistono delle ottime acque minerali che possono vantare parametri eccellenti. Ma è probabile che altre non rispettino le severe norme sanitarie internazionali, pur rispettando alla lettera la permissiva legislazione italiana.
Ma come è potuto accadere che diversi governi, non importa se di destra o di sinistra, abbiano potuto agevolare i produttori di acque minerali? E perché un paio di coraggiosi progetti di legge per mettere ordine nel settore sono stati abortiti? Che cosa hanno rischiato i consumatori, soprattutto fino al 2001 bevendo acqua con una probabile concentrazione di arsenico fino a 200 µg/l? Cercherò di rispondere a questi interrogativi cominciando dalla coraggiosa denuncia di un chimico della sperduta provincia italiana che ha messo in difficoltà le multinazionali dell’acqua minerale.
Molte stranezze si spiegano in realtà con la storia della normativa del settore che risale a una vecchia legge del 1919. L’acqua minerale naturale è stata usata in passato prevalentemente come un prodotto con caratteristiche curative. In anni più recenti la minerale è stata utilizzata soprattutto come acqua da tavola, in sostituzione dell’acqua di rubinetto. I produttori affermano che le acque minerali possono avere proprietà favorevoli alla salute, ma questa ormai non è una peculiare caratteristica che le definisce, in quanto nell’articolo 1 del Decreto Lgs. 25 gennaio 1992 n. 105 (con le modifiche riportate dal D. Lgs. n. 339/99), è espressamente riportato “...caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute”.
Ma allora quali sono le caratteristiche principali e distintive di un’acqua minerale?
La minerale si differenzia dall’acqua potabile per l’assenza di qualsiasi trattamento di disinfezione. Il prodotto imbottigliato dovrebbe quindi essere di qualità superiore a un’acqua potabile, soprattutto nelle caratteristiche più evidenti come sapore e odore.
Le acque minerali, pertanto, sono generalmente più gradevoli e garantiscono l’assenza di prodotti secondari della disinfezione: in questo senso si possono considerare più “pure” rispetto a ciò che sgorga dal rubinetto. Devono, inoltre, sottostare a limiti di accettabilità per alcune sostanze definite contaminanti o indesiderabili (articolo 6 Decreto 542/92 e successive modifiche) diversi dai corrispondenti limiti per le acque potabili. Queste differenze sono originate dal fatto che le acque minerali risentono di una normativa che le accomuna alle acque termali; in passato erano prevalentemente utilizzate a scopo curativo e ne era previsto un uso limitato nel tempo. Tanto che per la valutazione delle loro caratteristiche sono, fra l’altro, previsti esami farmacologici, clinici e valutazioni degli effetti sull’organismo umano (Articolo 2, punto d, Decreto Lgs. 105/92 e successive modifiche).
Oggi, però, quasi tutti beviamo la minerale in sostituzione dell’acqua di rubinetto che, nonostante alcuni problemi, di cui parliamo nel capitolo 8 (p.151), potrebbe essere più sicura (il limite per l’arsenico è solo un esempio). Siamo tra i più grandi bevitori di minerale al mondo e in pochi anni, la relativa spesa media annua per famiglia ha raggiunto i 260 euro... “Merito” della martellante pubblicità (quasi 700 miliardi di vecchie lire nel 2002).
Insomma, quello delle acque minerali è uno dei grandi business degli ultimi anni. Alla base c’è un prodotto, l’acqua, che è un bene demaniale, naturale. Imbottigliato, distribuito e pubblicizzato arriva a costare dalle 500 alle 1000 volte in più rispetto all’acqua di rubinetto che nessuno pubblicizza, tranne qualche rara eccezione.
Cercheremo di raccontare tutto su questo settore così pervasivo da poter condizionare le scelte del Parlamento e i mass media, anche se dal punto di vista giuridico è difficile una comparazione tra le caratteristiche chimico-fisiche delle acque minerali naturali e quelle dell’acqua potabile, in quanto l’evoluzione della disciplina di settore ha dato origine a due sistemi normativi indipendenti, che ha agevolato i produttori e messo in secondo piano gli interessi dei consumatori. Inizio
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I predoni dell'acqua: Acquedotti, rubinetti, bottiglie: chi guadagna e chi perde , Giuseppe Altamore
San Paolo
L’acqua, senza cui non c’è la vita, è minacciata almeno su due fronti: la crescente privatizzazione dei servizi idrici e la rarefazione delle risorse, sempre più insidiate da un eccessivo prelievo e dall’inquinamento. Che cosa si sta facendo concretamente per affrontare le emergenze presenti (diverse Regioni del Sud sono in questo stato perenne) e quelle future? Mediante fonti come il Cnr, il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità si dà conto dei gravi pericoli che incombono sull’acqua: 100.000 sostanze chimiche create dall’attività umana finiscono nell’acqua, ma di queste solo 3.000 sono conosciute, e addirittura solo 500 sono state testate. Che cosa si sta facendo a livello europeo e nazionale sul fronte di questa minaccia? C’è qualche speranza di avere acqua di qualità al rubinetto di casa, oppure vinceranno gli interessi che si muovono attorno alla privatizzazione degli acquedotti?Il libro non dimentica certo di mettere in luce il sempre più massiccio ingresso sulla scena delle multinazionali (straniere e italiane), quanto mai attratte dal mercato italiano delle acque minerali che è uno dei più ricchi del mondo.
Inizio
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