
|
GUERRA E PACE
Si fa un gran parlare di pace in questo periodo.
Quello che ci domandiamo è se ci sia chiaro fino
in fondo il concetto di pace, oppure no.
Perchè non si può parlare di pace, se non
si è in pace prima di tutto
con se stessi.
Prima di tutto dovremmo cercare di riappacificarci con il
nostro passato, con il nostro presente, per essere portatori
di pace nel futuro.
In secondo luogo dovremmo capire come vivere in pace con
il nostro prossimo più prossimo,prima di preoccuparci
di quello così remoto da risultarci astratto.
E' facile scendere in campo per qualcosa che non ci riguarda,ci
fa sentire giusti senza comprometterci su piani profondi.
Ben più difficile è mettere in discussione
se stessi e il nostro modo di
rapportarci a chi ci vive insieme,chi ci circonda.
Siamo forse in pace con le nostre paure, le nostre angosce,
i nostri tormenti, le nostre insicurezze?
Non è certo con la passività che si possono
sconfiggere i nemici che stanno dentro di noi e alla base
del nostro modo sbagliato, arrogante, violento di rapportarci
al prossimo, possono essere sconfitti solo affrontandoli
,facendogli una guerra ragionata.
L'unica guerra lecita che ci sentiamo di riconoscere è
quella che possiamo fare alla nostra debolezza, povertà
di spirito, cattiveria ed egoismo.
Se tutti ci impegnassimo, in primo luogo, a gestire al meglio
le nostre
innumerevoli risorse,nel rispetto e nell'ascolto di chi
ci sta accanto, senza anteporre sempre il nostro mastodontico
io a quello degli altri, forse ci sarebbe permesso di parlare
seriamente di pace anche per ciò che non ci riguarda
direttamente.
Se ognuno di noi si sforzasse seriamente in questa direzione,
coltivando il bene del proprio microcosmo, forse le cose
andrebbero diversamente.
Questa è l'utopia di un gruppo di giovani e ingenui
sognatori,che amano ancora credere alle favole, e che amano
sistematicamente quelle a lieto fine.
Siamo fermamente convinti che un'immensità di persone
in pace con se stesse
formerebbero inevitabilmente un mondo migliore.
Ma è la battaglia più dura da vincere, la
sfida più difficile che ci sia,
perchè richiede ciò che in natura ci è
più scarsamente dato avere spontaneo in noi, il rispetto
per noi stessi...e per gli altri.
Tiziana e Andrea
|
|
|
NOT IN MY NAME, a cura di Linda Bimbi
Editori Riuniti
“Il mio interesse riposa nel futuro, perché vi trascorrerò
il resto della mia vita”
Questo libro è un atto di accusa contro la guerra.
Uomini e donne, da diversi punti di vista ,lanciano con
urgenza un allarme : il sistema politico internazionale
e i grandi organi di informazione hanno raggiunto il margine
folle di preparare la guerra.
Il diritto internazionale, la dottrina politica, il principio
etico che hanno permesso fino ad oggi di raggiungere un
precario equilibrio tra le diverse forze e le culture del
mondo, rischiano di venire violati con conseguenze disastrose
in ognuno di questi campi: quello del diritto internazionale,
quello della politica e soprattutto quello delletica.
Questo libro segnala con la sua stessa esistenza la sfiducia
sempre maggiore nei confronti dei grandi apparati informativi
e di elaborazione teorica ed ideologica e il bisogno di
riattivare luoghi e strumenti che siano in grado di fornire
alla gente normale,quella che ama la VITA e la PACE,capacità
e argomentazioni di resistenza contro lideologia della
guerra.
|
|
|
"Analisi dell'oppressione",
"In generale, i rapporti di dominio e di sottomissione
tra gli esseri umani, poiché non sono mai pienamente
accettabili, costituiscono sempre uno squilibrio senza rimedio
e che si aggrava perpetuamente; lo stesso accade anche nell'ambito
della vita privata, in cui l'amore ,ad esempio distrugge
ogni equilibrio dell'anima non appena cerca di asservire
a se il proprio oggetto o di asservirsi ad esso.
Ma in questo caso almeno nulla di esterno si oppone a che
la ragione torni a mettere tutto in ordine stabilendo la
libertà e l'uguaglianza; procedimenti stessi del
lavoro e della lotta escludono l'uguaglianza , sembrano
far pesare la follia sugli uomini come una fatalità
esterna.
Appunto perché non c'è mai potere ma solo
corsa la potere e questa corsa è senza termine ,
senza limite ,senza misura ,non c'è neppure limite
né misura agli sforzi che essa esige; coloro che
vi si abbandonano , costretti a fare sempre di più
di loro, devono sacrificare non solo l'esistenza degli schiavi
, ma la propria e quella degli esseri più cari; così
Agamennone che immola sua figlia rivive nei capitalisti
che, per conservare i propri privilegi, accettano a cuor
leggero guerre che possono rapire loro i propri figli."
Tratto da "Riflessioni sulle cause della libertà
e dell'oppressione sociale"
Simone Weil , Adelphi
|
|
|
Quella antica festa crudele,
“D’altro canto, i contenuti della pace non sono univoci,
ne v’è e non v’è mai stato pieno accordo su
essi; mentre il parlare stesso di pace pone il problema
di quello che è ritenuto il suo contrario, la guerra.
V’è addirittura chi ha notato che, mentre la pace
è ardua a definirsi senza chiamare in causa la guerra,
e di essa si può dare anzitutto una definizione al
negativo(pace cioè come assenza di guerra), è
invece la guerra che può definirsi anche senza chiamare
in causa la pace.
Osservazione inquietante che sembrerebbe porre Caino e il
suo gesto all’origine della storia e postulare la guerra
come una condizione naturale(il che non significa peraltro,
beninteso, né irreversibile né immodificabile)
del genere umano.”
di Franco Cardini, Oscar Storia Mondadori
|
|
|
|
|