Dal tema OPPRESSI E OPPRESSORI,
scritto da Antonio Gramsci all’età di quindici anni.

“E’ davvero meravigliosa la lotta che l’umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti vincoli che la libidine del dominio di uno solo, o di una classe o anche di un intero popolo, tentano di imporle… L’uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero.
Perché pare che sia un crudele destino degli umani, questo istinto che li domina di volersi divorare l’un l’altro invece di convergere le forze unite per lottare contro la natura e renderla sempre più utile ai bisogni degli uomini. Invece un popolo quando si sente forte e agguerrito, subito pensa a aggredire i suoi vicini, per cacciarli e opprimerli.
Perché è chiaro che ogni vincitore vuol distruggere il vinto.
Ma l’uomo che per natura è ipocrito e finto, non dice già: ”io voglio conquistare per distruggere”, ma, ”io voglio conquistare per incivilire”.
Così abbiamo avuto che la civiltà ha tardato di più ad espandersi e a progredire: abbiamo avuto che razze di uomini, nobili e intelligenti, sono state distrutte o sono in via di spegnersi.
L’acquavite e l’oppio che i maestri di civiltà distribuivano loro abbondantemente, hanno compiuto la loro opera deleteria.
Badate: i popolo europei hanno avuto i loro oppressori e hanno combattuto lotte sanguinose per liberarsene, ed ora innalzano statue e ricordi marmorei ai loro liberatori, ai loro eroi, e innalzano a religione nazionale il culto dei morti per la patria.
Ma non andate a dire agli italiani che gli austriaci erano venuti per portare la civiltà: anche le sculture marmoree protesterebbero. Noi, si, siamo andati per portare la civiltà ed infatti ora quei popoli ci sono affezionati e ringraziano il cielo per la loro fortuna.
Ma si sa, SIC VOS NOS NON NOBIS.
La verità invece consiste in una brama insaziabile che tutti hanno di smungere i loro simili di strappare loro quel po’ che hanno potuto risparmiare con privazioni. Le guerre sono fatte per il commercio, non per la civiltà.
Il Carducci si domandava:
“Quando il lavoro sarà lieto? Quando sicuro sarà l’amore?”.
Ma ancora si aspetta una risposta, e chi sa chi saprà darla?
Molti dicono che ormai l’uomo tutto ciò che doveva conquistare nella libertà e nella civiltà l’abbia già fatto, e che ormai non gli resta che godere il frutto delle sue lotte.
Invece, io credo che ben altro da fare ci sia ancora:
GLI UOMINI NON SONO CHE VERNICIATI DI CIVILTA’, MA SE APPENA SONO SCALFITI, SUBITO APPARE LA PELLACCIA DEL LUPO.
Gli istinti sono ammansiti, ma non distrutti, e il diritto del più forte e il solo riconosciuto.
La rivoluzione francese ha abbattuto molti privilegi, ha sollevato molti oppressi, ma non ha fatto che sostituire una classe ad un’altra nel dominio.
Però ha lasciato un grande ammaestramento: che i privilegi e le differenze sociali, essendo prodotto della società e della natura, possono essere sorpassate.
L’umanità ha bisogno d’un altro lavacro di sangue per cancellare molte di queste ingiustizie.
Che i dominanti non si pentano allora d’aver lasciato le folle in uno stato d’ignoranza e di ferocia quali sono adesso!.

Tratto da “GRAMSCI E IL SUO TEMPO” di Cesare Colombo
I fotolibri / longanesi




Questo è un documento di assoluta attualità e di sorprendente perspicacia, considerando la giovanissima età di Gramsci quando lo scrisse, presumibilmente verso la fine del 1910, quando ancora studiava al liceo Dettori di Cagliari.
Perché riportare un simile “cimelio” del passato?
Forse per dimostrare che certi pensieri, certe analisi, fatte anche e soprattutto in tenera età, possono essere profonde, significative e illuminanti.
E anche pensieri che provengono da un contesto storico così lontano dal nostro possono, in qualche misura, vestire a pennello il tempo in cui stiamo vivendo noi.
Naturalmente è dato a pochi avere l’acume e l’intuito analitico di una mente sottile come quella che fù di Antonio Gramsci, ma ognuno di noi, seppur giovanissimo, seppur non dall’alto di qualche ingombrante cattedra, può avere qualcosa di “essenziale” da dire… e sarebbe magnifico lo facesse.
Noi saremo felici di raccogliere i vostri pensieri e le vostre analisi del tempo che stiamo vivendo, chi lo dice che fra voi non ci sia qualcuno in grado di dire qualcosa di davvero importante a questa società sonnolenta?
Noi lo auspichiamo, con tutte la nostre forze!