Istruzione

“La chiave della libertà e della dignità per ogni essere umano, ma ancor di più per le donne che per secoli ne sono state escluse, è sempre stata l’istruzione. In Italia non ci sono mai stati editti oscurantisti, come accade oggi in certi paesi islamici: ma ancora nel Novecento e per molti decenni, bastarono la tradizione e la disorganizzazione a confinare le donne nell’alfabetismo, o comunque nel buio dell’ignoranza. Scriveva nel 1905 Anna Verta Gentile nel manuale “ Come devo comportarmi?”: “Se proprio la previdenza e l’avvenire della fanciulla non lo richiedono, non la si mandi a scuola o si cessi di mandarla quando avrà raggiunto i quattordici anni.”
Nel 1901 sono ancora analfabeti quasi la metà degli italiani e le donne lo sono più degli uomini.
Contro questo muro di ignoranza sono chiamate a far breccia le maestre: 62.643 giovani donne che anche nei più remoti villaggi diffondono , con l’alfabeto e l’aritmetica, anche l’abc del vivere civile.
Da allora la presenza delle donne nell’istruzione superiore è andata sempre aumentando finche, negli ultimi anni del secolo, il numero delle laureate è stato più alto di quello dei laureati.”

Doni Fugenzi
Il secolo delle donne. Editori Laterza





“L’amministrazione della casa”

Delle cose che riguardano gli uomini, la prima cura spetta alla moglie, perché è per natura in modo specialissimo l’unione tra maschio e femmina. Si è stabilito altrove che la natura desidera produrre in gran numero unioni di tal genere, come pure i diversi tipi di animali. Ma è impossibile che raggiunga tale scopo la femmina senza il maschio o il maschio senza la femmina: di conseguenza la loro unione è sorta da necessità. Negli altri animali ciò avviene in maniera irrazionale e nei limiti in cui partecipano della natura, non più, e solo in vista della procreazione dei figli, ma in quelli domestici e forniti in maggior grado d’intelligenza si articola meglio (infatti si possono notare in maggior grado reciproco aiuto, affetto e cooperazione), nell’uomo poi nel modo migliore: maschio e femmina, infatti, non cooperano tra loro solo per vivere, ma per vivere bene. E il procurarsi figli non tende solo a prestare un servizio dovuto alla natura, ma anche all’utile, perché le fatiche che i genitori nella pienezza delle forze sostengono per i figli ancora deboli vengono poi ricambiate a loro già deboli per la vecchiezza dai figli ormai nel pieno delle forze.
Nello stesso tempo la natura con questo ciclo realizza la perpetuità della vita, poiché non lo può in rapporto all’individuo, almeno in rapporto alla specie.
Quindi la natura di ciascuno dei due esseri, dell’uomo e della donna, è stata predisposta dalla divinità in vista di tale unione: essi sono distinti tra loro in quanto non hanno la capacità necessaria a tutte le cose, ma in taluni casi a cose opposte, pur tendendo allo stesso scopo.
E in effetti l’un sesso l’ha fatto più gagliardo, l’altro più debole, perché l’uno per il timore fosse più adatto a custodire, l’altro per la sua forza a difendere, e l’uno procurasse le cose fuori, l’altro conservasse quelle di dentro: e rispetto al lavoro l’uno in grado di starsene seduto ma incapace di star fuori casa, all’aperto, l’altro meno adatto all’inerzia ma più pronto all’azione. Riguardo ai figli ( ha voluto) che la generazione fosse comune, ma che ciascuno portasse un suo contributo particolare, perché all’uno aspetta crescerli, all’altro educarli.

Economico
Di Aristotele