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Genesi
“Così furono portati a compimento il cielo e la
terra e tutte le loro schiere.
Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il
lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno
da ogni suo lavoro. Dio benedisse il settimo giorno e lo
consacrò, perché in esso aveva cessato da
ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
Queste le origini del cielo e della terra quando vennero
creati.
Quando il signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio
campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata-
perché il signore Dio non aveva fatto piovere sulla
terra e nessuno lavorava il suolo e faceva salire dalla
terra l’acqua dai canali per irrigare il suolo- ; allora
il signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo
e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo
divenne un essere vivente”.
Genesi 2, 1-7
Dio avrebbe dovuto lavorare anche la domenica.
Cos’era, della Cgil? Il risultato è che ci ha rifiniti
male. L’ha combinata grossa: siamo imperfetti, saremo la
sua rovina. Tutto, prima, era perfetto e a posto.
Poi creò l’uomo a sua immagine e somiglianza : e
non pote venirne fuori un prodotto più cattivo, più
disastroso e più devastante.
L’erba, le vipere, il cane, l’acqua, il fuoco: ogni cosa
funzionava con equilibrio.
Fino all’arrivo dell’uomo non si sentiva il bisogno di cercare
la perfezione: con noi non ha concluso per niente il suo
lavoro come doveva e di questo non lo ringrazio affatto.
Anzi, sono pure arrabbiato. Tuttavia, in seguito a queste
vicende, si è resa possibile la nascita dell’arte,
che è lo spazio tra la nostra imperfezione e lo spirito
della perfezione.
Però – insisto – perché lui ha deciso di fermarsi
e non ha impiegato quel tempo per completarci a dovere?
Addirittura, come se non bastasse, ci ha pure differenziati:
uomini e donne.
E in quel momento ha inventato il diavolo, abile nel dividere.
I creativi sono in competizione diretta con Dio –il “creativo”
per eccellenza - , ma ai creativi non interessa sapere se
Dio esiste o no
Si accontentano di essere stati creativi e si considerano
dei privilegiati.
Ci ho pensato a lungo e l’ho detto in più occasioni,
la creatività e Genesi: nascita, forza divina, energia,
fantasia, sofferenza, impegno, fede, generosità.
La creatività deve essere visionaria, sovversiva,
disturbante.
Comunque sia deve essere innovatrice, deve spingere idee
e concetti, mettere in discussione stereotipi e vecchi moduli.
La creatività ha bisogno di energia e coraggio.
E’ un dono la creatività? In realtà mi sembra
soprattutto un sentimento di mancanza e quindi un sentimento
ispiratore. La fortuna dei grandi imprenditori, dei grandi
statisti, di padri della Chiesa, sempre è stata legata
a uomini creativi e visionari, capaci di spingere e spingersi
nella meravigliosa avventura della ricerca, della scoperta,
della conquista , facendo della diversità un valore,
contro l’omologazione.
Con la forza della creatività.
Essere creativi non vuol dire non avere sicurezza e fare
il contrario di ciò che ogni sistema prestabilito
pretende.
Avere creatività significa sperimentare qualcosa
che non è mai stato fatto, costruire dal nulla qualcosa
che avrà un valore enorme.
La creatività esige uno stato di non controllo, di
coraggio totale, per questo il conformismo resta il suo
primo nemico.
Chi non sa rischiare non può essere creativo.
Forse, lasciandoci incompiuti, Dio ha voluto conservarci
una parte nella creazione: per tutta risposta gli uomini,
tremendi, hanno distrutto e ammazzato.
I loro simili e i loro dissimili. Mi è capitato di
guardare negli occhi il mio cavallo: che cosa ne abbiamo
fatto nel corso dei secoli di queste povere bestie? Di cotte
e di crude, persino bistecche e film porno. A questo punto
l’unica condanna a morte che mi sentirei di condividere
è quella con Dio come imputato.
Perché è stato un creatore cattivo. Il suo,
nei nostri confronti, si è dimostrato un atto malvagio:
per di più tutto ciò che ci piace ci fa male
o ci fa invecchiare…E cosi’ adesso siamo nel terribile guado
che porta dalla Genesi all’Apocalisse: la natura, lo vediamo
ogni giorno di più , ci sta usando per mettere fine
alla nostra esistenza; vuole ucciderci, ma ce lo siamo voluti.
Pessimista? Tutt’altro, anche se bisognerebbe piangere:
sono ottimista, ma non antropocentrico.
Certi studenti a cui ribadisco questi argomenti ribattono
e mi fanno un mucchio di obbiezioni.
Io rispondo che non ho nulla da ridire quando loro vanno
a pregare, penso però che staremmo tutti molto meglio
quando non ci saranno più religioni e televisioni,
che si basano sullo stesso meccanismo. Per certi versi sono
drammaticamente identiche: arrivano dall’esterno, si accendono
e uno finisce in ginocchio senza capire più niente.
Oliviero Toscani,
La Bibbia dei non credenti, di Francesco Antonioli
PIEMME
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Uomini e donne a confronto - Archivio 28/04/2003
La famiglia come istituzione sta vivendo mutazioni profonde. L’identità’ maschile e quella femminile hanno subito fortissime sollecitazioni dalle quali sono derivate crisi e insicurezze. I problemi e le ansie rispetto alla procreazione hanno contenuti diversi che in passato. I giovani di oggi restano figli talmente a lungo che quando trovano il coraggio di diventare genitori si accorgono spesso di avere lasciato trascorrere piu’ tempo del dovuto.
Questi sono gli anni in cui aumentano separazioni e divorzi anche nel nostro paese perche’ uomini e donne stanno facendo cammini contrari.
Oggi si incontrano anche uomini che hanno superato l’idea di una sessualita’ scissa dall’amore e che privilegiano la costruzione di relazioni intime in cui sesso e sentimento si integrano nella stessa persona e adottano quindi la modalita’ femminile tradizionale di intendere il rapporto di coppia.
Dalle ricerche emerge che negli anni 90 l’intera societa’ si stava mascolinizzando , prigioniera del look, di un culto del corpo usato come strumento di ascesa sociale. Secondo alcuni, molte donne stanno diventando piu’ simili agli uomini: hanno adottato competenze, comportamenti e valori “guerreschi”, prevalentemente maschili. Hanno imparato ad usare gli altri come strumenti per far carriera, hanno iniziato come i maschi a identificarsi con il loro lavoro e a considerare la sessualita’ come un esercizio ginnico, come una prestazione fra tante.
In realtà la situazione appare piu’ complessa; negli anni 90 c’è stata anche una femminilizzazione della societa’, nel senso che anche gli uomini, nell’era dell’immagine, hanno imparato a dare importanza al loro aspetto fisico, a curare il proprio corpo, a usare anche la chirurgia plastica per apparire più attraenti. I mass media ci offrono milioni di corpi a cui paragonare continuamente il nostro. In un’era di grandi rimescolamenti di razza, classe e genere, i corpo, pur rimanendo un segnale forte di appartenenza (i nostri corpi svelano infatti immediatamente etnia, sesso, eta’, peso ecc.) negli anni 90 diventa luogo privilegiatop di trasformazioni. Viene usato per proclamare un’identita’, per esempio con i tatuaggi o con il piercing che identificano certe tribu’ urbane, oppure per dissolverla, per trasformarsi, come fanno i travestiti e i transgender.
Tuttavia e’ anche vero che il corpo non viene usato solo per sedurre ed attrarre, ma come strumento di lancio verso il successo nel mondo dello spettacolo e dello sport, per ottenere fama e denaro: in questo senso in effetti si assiste ad una mascolinizzazione della societa’ perche anche l’erotismo dei corpi diventa mero strumento di competizione e di lotta per il successo. L’erotismo stesso diventa terreno di lotta e scontro tra individui che competono nella vita e nei rapporti sessuali. Alcuni vedono in questa trasformazione delle donne e del loro modo di vivere la sessualita’ in modo molto piu’ attivo ed esigente una delle ragioni del calo del desiderio maschile, di cui imass-media hanno parlato molto negli anni 90.
In molti gruppi di discussione e’ emerso che, negli anni 90, la paura dell’AIDS ha diminuito la possibilita’ di sperimentare rapporti sessuali piu’ liberi e valorizzato forzatamente i rapporti di coppia stabili.
Dall’ultima indagine CENSIS (2000) effettuata su 375 soggetti di eta’ compresa fra i 18 e i 30 anni, di cui il 48,5% maschi e il 51,5% femmine, emerge che la campagna d’informazione nelle scuole sull’AIDS e’ stata portatrice di modificazione nei rapporti sessuali e contraccettivi, attuali e attesi.
Il 22,5 % dei maschi, contro il 15% delle donne hanno ridotto i rapporti occasionali.
Il 37,8% dei maschi contro il 46% delle femmine pongono piu’ attenzione nella scelta del loro partner.
Il 28,6% dei maschi utilizzano il preservativo con piu’ frequenza di prima rispetto al 27% delle femmine.
I maschi, infine, si sono rivelati meno fedeli (10%) rispetto alle femmine (12%).
Forse, effettivamente, con l’avvento dell’era dell’AIDS e di INTERNET le pulsioni sessuali si sono spostate verso due estremi, da un lato l’amore per il proprio corpo sia pure strumentalizzato, come e’ stato appena descritto, dall’altro verso un erotismo senza corpo, nei rapporti sessuali in rete.
Willy Pasini
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UDIENZA GENERALE Mercoledì, 21 Novembre 1979
Valore del matrimonio uno e indissolubile alla luce dei primi capitoli della Genesi
1. Ricordiamo che Cristo, interrogato sull’unità e indissolubilità del matrimonio, si è richiamato a ciò che era “al principio”. Egli ha citato le parole scritte nei primi capitoli della Genesi. Cerchiamo perciò, nel corso delle presenti riflessioni, di penetrare il senso proprio di queste parole e di questi capitoli.
Il significato dell’unità originaria dell’uomo, che Dio ha creato “maschio e femmina”, si ottiene (particolarmente alla luce di Genesi 2,23) conoscendo l’uomo nell’intera dotazione del suo essere, cioè in tutta la ricchezza di quel mistero della creazione, che sta alla base dell’antropologia teologica. Questa conoscenza, la ricerca cioè dell’identità umana di colui che all’inizio è “solo”, deve passare sempre attraverso la dualità, la “comunione”.
Ricordiamo il passo di Genesi 2,23: “Allora l’uomo disse: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e ossa dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta””. Alla luce di questo testo, comprendiamo che la conoscenza dell’uomo passa attraverso la mascolinità e la femminilità, che sono come due “incarnazioni” della stessa metafisica solitudine, di fronte a Dio e al mondo – come due modi di “essere corpo” e insieme uomo, che si completano reciprocamente – come due dimensioni complementari dell’autocoscienza e dell’autodeterminazione e, nello stesso tempo, come due coscienze complementari del significato del corpo. Così come già dimostra Genesi 2,23, la femminilità ritrova, in certo senso, se stessa di fronte alla mascolinità, mentre la mascolinità si conforma attraverso la femminilità. Proprio la funzione del sesso, che è, in un certo senso, “costitutivo della persona” (non soltanto “attributo della persona”), dimostra quanto profondamente l’uomo, con tutta la sua solitudine spirituale, con l’unicità e irripetibilità propria della persona, sia costituito dal corpo come “lui” o “lei”. La presenza dell’elemento femminile, accanto a quello maschile e insieme con esso, ha il significato di un arricchimento per l’uomo in tutta la prospettiva della sua storia, ivi compresa la storia della salvezza. Tutto questo insegnamento sull’unità è già stato espresso originariamente in Genesi 2,23.
2. L’unità, di cui parla Genesi 2,23 (“i due saranno una sola carne”), è senza dubbio quella che si esprime e realizza nell’atto coniugale. La formulazione biblica, estremamente concisa e semplice, indica il sesso, femminilità e mascolinità, come quella caratteristica dell’uomo – maschio e femmina – che permette loro, quando diventano “una sola carne”, di sottoporre contemporaneamente tutta la loro umanità alla benedizione della fecondità. Tuttavia l’intero contesto della lapidaria formulazione non ci permette di soffermarci alla superficie della sessualità umana, non ci consente di trattare del corpo e del sesso al di fuori della piena dimensione dell’uomo e della “comunione delle persone”, ma ci obbliga fin dal “principio” a scorgere la pienezza e la profondità proprie di questa unità, che uomo e donna debbono costituire alla luce della rivelazione del corpo.
Quindi, prima di tutto, l’espressione prospettica che dice: “l’uomo... si unirà a sua moglie” così intimamente che “i due saranno una sola carne”, ci induce sempre a rivolgerci a ciò che il testo biblico esprime antecedentemente riguardo all’unione nell’umanità, che lega la donna e l’uomo nel mistero stesso della creazione. Le parole di Genesi 2,23 or ora analizzate, spiegano questo concetto in modo particolare. L’uomo e la donna, unendosi tra loro (nell’atto coniugale) così strettamente da divenire “una sola carne”, riscoprono, per così dire, ogni volta e in modo speciale, il mistero della creazione, ritornano così a quell’unione nell’umanità (“carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa”), che permette loro di riconoscersi reciprocamente e, come la prima volta, di chiamarsi per nome. Ciò significa rivivere, in certo senso, l’originario valore verginale dell’uomo, che emerge dal mistero della sua solitudine di fronte a Dio e in mezzo al mondo. Il fatto che divengano “una sola carne” è un potente legame stabilito dal Creatore attraverso il quale essi scoprono la propria umanità, sia nella sua unità originaria, sia nella dualità di una misteriosa attrattiva reciproca. Il sesso, però, è qualcosa di più della forza misteriosa della corporeità umana, che agisce quasi in virtù dell’istinto. A livello di uomo e nella reciproca relazione delle persone, il sesso esprime un sempre nuovo superamento del limite della solitudine dell’uomo insita nella costituzione del suo corpo, e ne determina il significato originario. Questo superamento contiene sempre in sé una certa assunzione della solitudine del corpo del secondo “io” come propria.
3. Perciò essa è legata alla scelta. La stessa formulazione di Genesi 2,24 indica non solo che gli esseri umani creati come uomo e donna sono stati creati per l’unità, ma pure che proprio questa unità, attraverso la quale diventano “una sola carne”, ha fin dall’inizio un carattere di unione che deriva da una scelta. Leggiamo infatti: “L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie”. Se l’uomo appartiene “per natura” al padre e alla madre, in forza della generazione, “si unisce” invece alla moglie (o al marito) per scelta. Il testo di Genesi 2,24 definisce tale carattere del legame coniugale in riferimento al primo uomo e alla prima donna, ma nello stesso tempo lo fa anche nella prospettiva di tutto il futuro terreno dell’uomo. Perciò, a suo tempo, Cristo si richiamerà a quel testo, come ugualmente attuale nella sua epoca. Formati ad immagine di Dio, anche in quanto formano un’autentica comunione di persone, il primo uomo e la prima donna debbono costituirne l’inizio e il modello per tutti gli uomini e donne, che in qualunque tempo si uniranno tra di loro così intimamente da essere “una sola carne”. Il corpo, che attraverso la propria mascolinità o femminilità, fin dall’inizio aiuta ambedue (“un aiuto che gli sia simile”) a ritrovarsi in comunione di persone, diviene, in modo particolare, l’elemento costitutivo della loro unione, quando diventano marito e moglie. Ciò si attua, però, attraverso una reciproca scelta. È la scelta che stabilisce il patto coniugale tra le persone (Gaudium et Spes, 48: “L’intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale”.), le quali soltanto in base ad essa divengono “una sola carne”.
4. Ciò corrisponde alla struttura della solitudine dell’uomo, e in concreto alla “duplice solitudine”.
La scelta, come espressione di autodeterminazione, poggia sul fondamento di quella struttura, cioè sul fondamento della sua autocoscienza. Soltanto in base alla struttura propria dell’uomo, egli “è corpo” e, attraverso il corpo, è anche maschio e femmina. Quando entrambi si uniscono tra di loro così intimamente da diventare “una sola carne”, la loro unione coniugale presuppone una matura coscienza del corpo. Anzi, essa porta in sé una particolare consapevolezza del significato di quel corpo nel reciproco donarsi delle persone. Anche in questo senso, Genesi 2,24 è un testo prospettico. Esso dimostra, infatti, che in ogni unione coniugale dell’uomo e della donna viene di nuovo scoperta la stessa originaria coscienza del significato unitivo del corpo nella sua mascolinità e femminilità; con ciò il testo biblico indica, nello stesso tempo, che in ciascuna di tali unioni si rinnova, in certo modo, il mistero della creazione in tutta la sua originaria profondità e forza vitale.
“Tolta dall’uomo” quale “carne dalla sua carne”, la donna diventa in seguito, come “moglie” e attraverso la sua maternità, madre dei viventi (cf. Gen 3,20), poiché la sua maternità ha anche in lui la propria origine. La procreazione è radicata nella creazione, ed ogni volta, in certo senso, riproduce il suo mistero.
5. A questo argomento sarà dedicata una speciale riflessione: “La conoscenza e la procreazione”.
In essa occorrerà riferirsi ancora ad altri elementi del testo biblico. L’analisi fatta finora del significato dell’unità originaria dimostra in che modo “da principio” quella unità dell’uomo e della donna, inerente al mistero della creazione, viene pure data come un impegno nella prospettiva di tutti i tempi successivi.
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